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Da: venerdì 30 luglio 2004A: domenica 22 agosto 2004Durata: 24 giorni

TIBET 2004: Shoton a Lhasa e festival di Nakchu; Samye, Drigung e traversata Himalaia

Processione con la Tanka

 

Il viaggio prevede di entrare in Tibet in volo da Katmandu e rientrare in Nepal in jeep, cogliendo così l’opportunità di percorrere anche le aree a ridosso della catena Himalaiana. Si trascorrono 17 giorni sul “tetto del mondo” avendo modo di visitare tutti i luoghi più famosi del Tibet Centrale e partecipando ai festival di Nakchu e del Shoton a Lhasa; il tour include anche una bella visita della valle di Katmandu.

È un itinerario che porta oltre i circuiti solitamente frequentati, cercando un incontro con la realtà più profonda del mondo tibetano. L’invasione cinese ha portato lo sterminio e la distruzione di quasi tutti i siti storici, ma la tenacia e la fede della gente ha mantenuto vive le tradizioni e alle vaste opere di ricostruzione si unisce oggi anche il tentativo di recuperare la vocazione spirituale che per secoli ha animato il popolo tibetano. I protagonisti di questa rinascita non cercano nome o fama, vivono spesso solitari nei luoghi di maggior energia spirituale, seguendo l’esempio dei loro maestri.

In Tibet si inizia da Samye, il primo monastero del Tibet, e Chimpu, un magico eremo posto sui monti vicini dove si riscontra un rinato vigore ascetico. A Tsetang si visitano i luoghi classici della storia e a Lhasa si alloggia nella città vecchia, unendo alle visite classiche delle passeggiate nel circuito sacro del Barkor e nelle affascinanti stradine dei dintorni.

Da Lhasa si parte per un circuito che richiede 7 notti di campo: si attraversano zone dove non esiste ancora una presenza turistica. I campi sono ben organizzati, il cibo preparato è accettabile e gli assistenti curano i montaggi delle tende. Si visiteranno l’eremo di Drak Yerpa e i monasteri di Ganden, Drigung Til e Reting arrivando poi sul vasto altopiano del Ciang Tang allo stupendo lago di Nam Tso, dove si sosta per due notti sulla sacra penisola di Tashidor, meta di pellegrinaggi. Ci si reca poi ancora più a nord per partecipare al festival di Nakchu, la principale aggregazione annuale dei nomadi, famoso per le corse dei cavalli, sostandovi due notti.

Da Nakchu si rientra a Lhasa in tempo per partecipare al festival di Shoton e si rientra in Nepal transitando dal lago di Yamdrok Tso e visitando Gyantse, Shalu e Zhiagtse (Tashilhumpo), godendo poi della traversata della catena himalaiana.

 

 

Programma del viaggio

1° g.    Venerdì 30 luglio, partenza per Katmandu

2° g.    31/7 Arrivo a Katmandu
Accoglienza in aeroporto e trasferimento in albergo. Breve passeggiata allo Stupa di Swayambu, situato su una collina colma di chorten popolata da migliaia di scimmie, posto ideale per assaporare la dimensione spirituale del Nepal godendo anche di un ottimo panorama.

3° g.    1/8 Katmandu 
Visita del centro di Katmandu, la piazza di Durbar con i bellissimi monumenti e mercati. Si dedica il resto della giornata a Bodnath, centro della comunità degli esuli tibetani, dove si erge un grande stupa circondato da molti monasteri buddisti, dove spesso vengono eseguite cerimonie di preghiera accompagnate da canti e suoni di cimbali, tamburi e corni; a ogni ora del giorno moltissime persone eseguono la circumambulazione dello stupa recitando i propri mantra e alla sera porgono offerte accendendo miriadi di piccoli lumi.

4° g.    2/8 Katmandu
Visita di Pashupatinath, uno dei luoghi sacri agli Shivaiti, dove avvengono le cerimonie funerarie con le cremazioni ai piedi di un tempio. La lunga fila di cappelle lungo il fiumicello contiene gli Shivalingam, un benvenuto del Dio alle anime che iniziano qui la loro trasmigrazione; diversi Sadhu sostano nei pressi, e una passeggiata lungo la scalinata che sale dal fiume rivela un mondo di tranquilli tempietti immersi nel verde. Ci si reca poi a Baktapur, una delle tre antiche capitali della valle di Katmandu, la meglio preservata, dove si respira ancora l’antica atmosfera del Nepal.

5° g.    3/8 Volo Katmandu - Gongsar (Lhasa) - Samye 
L’aeroporto di Lhasa è ubicato lungo il fiume Tsang Po; all’arrivo sono in attesa la guida tibetana con i veicoli e gli autisti. Con loro si segue il corso del fiume attraversandolo con un ponte nei pressi di Tsetang e con un percorso panoramico che passa attraverso …dune di sabbia! si arriva a Samye. Qui si trova il più antico monastero Buddista del Tibet, fondato nell’ottavo secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso ha una forma mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti adornati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono eseguite le cerimonie di preghiera. Molte delle pitture che ornano il kora all’interno del tempio sono originali, mentre i piani superiori sono stati interamente ricostruiti, ma in modo ottemperante ai dettami dell’iconografia classica tibetana. Il muro di cinta circolare contiene su ogni punto cardinale un tempio, oltre a diversi stupa colorati, e ognuno di questi merita una visita. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori - luogo ideale per i tramonti, con un tempietto dove la sera un monaco esegue le preghiere di buon auspicio per la divinità protettrice che qui risiede, che la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Si alloggia nella guest house del monastero, posta all’interno del recinto sacro.

6° g.    4/8 Samye 
Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando tra le formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi, grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali. Chi giunge qui con un giusto spirito potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale e ricevere la benedizione da questi sereni praticanti.

7° g.    5/8 Samye – Lhasa
A Tsetang si visita uno dei monasteri più antichi del Tibet, Trandu Gompa, la cui struttura architettonica imita il Jokhang di Lhasa. Vi sono custodite alcune tra le reliquie più importanti del Tibet, oltre a una statua ingioiellata di Guru Rimpoce a grandezza naturale e una tanka di Sakyamuni dipinta da una principessa cinese, probabilmente la più antica del Tibet. Gli affreschi lungo i muri interni del monastero rappresentano gli atti e la vita del Buddha. In una sala dedicata alle divinità protettrici sono conservate le maschere antiche che vengono tuttora utilizzate durante le festività religiose. Ci si reca anche allo Yumbu Lagang che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Proseguendo lungo lo Tsang Po ci si ferma a visitare Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet centrale fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato; tra le opere d'arte rimaste si nota un grande dipinto di Sakyamuni che risale al 1600. Arrivati a Lhasa ci si sistema in un hotel nei pressi del Barkor, nel cuore della città vecchia.

8° g.    6/8 Lhasa  Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Jokhang, il tempio più sacro del Tibet, del Potala e della vicina università monastica di Sera. Completa la giornata una passeggiata per il circuito sacro del Barkor che circonda la cattedrale di Lhasa, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono ancora l’intera circumambulazione con le prostrazioni.

9° g.    7/8 Lhasa – Gaden
Si lascia Lhasa con tutta l’attrezzatura necessaria per i campi che verranno utilizzati per i prossimi sette giorni. La prima tappa è all’eremo di Drak Yerpa che si raggiunge in jeep con un tragitto di circa 2 ore. Le grotte di meditazione sono poste in un anfiteatro di rocce chiare. Il re Songtsen Gampo e le sue due regine venivano qui per i loro ritiri spirituali. Nella grotta di Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi, e poco lontano nell’anno 1057 in un’altra grotta Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. Alcuni monaci ed eremiti sono ora tornati qui: è un luogo che pulsa di storia, interessantissimo da esplorare. Ci si reca poi a Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica su un monte che sovrasta la valle del Kychu. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali e il grande stupa contiene una reliquia del corpo del grande maestro che fu ritrovata passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e rovistando anche tra i grani di terra. La breve circumambulazione del monte offre splendidi panorami. Il campo viene posto nei pressi del complesso; si potrà così godere del siti anche il mattino successivo.

10° g.    8/8 Gaden – Drigung Til
Si risale il corso del Kychu fino alla confluenza con il Zhorong Tsangpo, dove si segue questo affluente verso nord est, un percorso di circa 120 chilometri. Drigung Til fu fondato nel 1179, è un monastero di scuola Kagyu costruito in posizione panoramica su un monte. E’ il cimitero celeste più sacro del Tibet, e quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto per la sua forma passata, evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite; regala del cibo agli animali; risparmia il legno, elemento prezioso in molte aree del Tibet. Si pone il campo nella piana sottostante.

11° g.    9/8 Drigung Til – Reting 
Una strada sterrata che serpeggia per valli dove passano pochissimi veicoli porta a Reting. Questo monastero, posto a una quota di 4100 mt., fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede principale della scuola Kadampa. Tsongkhapa qui ebbe la visione di Atisha e compilò il celebre Lamrim Chenmo, il testo fondamentale tutt’oggi utilizzato da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. L’abate di Reting era importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. Il monastero è stato in parte restaurato; la posizione è molto bella, si è immersi in una foresta – rarissima in queste zone - di antichi alberi dalle forme bizzarre, dove dei sentieri portano all’eremo di Tsongkhapa e all’eremo femminile; quest’ultimo dista circa 1 ore e mezza, e merita di essere visto. Si pone il campo nei pressi del monastero.

12° g.    10/8 Reting – Nam Tso
La strada sterrata prosegue per valli bellissime, dimenticate dal mondo, e si congiunge a nord con la strada principale che collega Lhasa a Golmud. La si segue per un tratto e a Damzung si procede per il passo di Lhachen (5150mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciang Tang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri; il lago si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen. Si pone il campo nella penisola di Tashidor.

13° g.    11/8 Nam Tso 
La penisola di Tashidor si protende sul lago turchese; la si percorre a piedi su un sentiero che offre panorami indimenticabili. E’ un luogo meta di pellegrinaggi, adornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali. Nelle grotte che contornano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti e alcuni eremiti sono tornati ad abitare qui. Il tramonto dalla sommità del promontorio, che si raggiunge in breve tempo, è indimenticabile.

14° g.    12/8 Nam Tso – Nakchu 
Si riattraversa il passo di Lhachen e tornati sulla strada principale di continua in direzione nord fino a Nakchu, dove è in corso il grande festival estivo. Si pone il campo tra le tende dei nomadi tibetani.

15° g.    13/8 Festival di Nakchu 
Il festival di Nakchu è un’ottima occasione per incontrare i nomadi del Ciang Tang, che affluiscono qui in gran numero: si radunano qui anche più di 10.000 persone! Il festival è noto per le corse di cavalli e le gare di tiro con l’arco; è anche uno dei pochi momenti di incontro e di scambi commerciali per una popolazione nomade.

16° g.    14/8 Nagchu – Lhasa 
Si rientra a Lhasa per la strada principale, tutta asfaltata, che consente di percorrere i circa 300 km in 5 o 6 ore; a Lhasa sistemazione in hotel nei pressi del Barkor.

17° g.    15/8 Lhasa – Festival di Shoton 
Ci si reca alla grande università monastica di Drepung, nei pressi di Lhasa, dove oggi si svolge il Shoton, detto il “festival dello yogurt”, un’altra occasione eccezionale per immergersi nella variopinta cultura del Tibet. La gente porta le proprie offerte (spesso appunto dello yogurt) ai monaci di Drepung che hanno completato un lungo ritiro di preghiere e per l’occasione viene esposta una grande tanka. Ci si sposta poi al Norbulingka, dove con questa ricorrenza inizia anche il festival del teatro tibetano e i giardini del palazzo estivo di S.S. il Dalai Lama vengono invasi dalle famiglie tibetane di Lhasa.

18° g.    16/8 Lhasa – Gyantse 
Valicato il passo di Gampa (4794 mt) si lascia la valle dello Tsangpo e lo sguardo spazia sul lago di Yamdrok, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette, tra cui alcune superano i 7000 metri. Per arrivare a Gyantse si supera un secondo passo, il Khari (5045 mt), su cui si affacciano poderosi ghiacciai. L’enclave monastica racchiude uno splendido tempio ma la costruzione più preziosa è l’inestimabile Kumbum, lo Stupa delle 100.000 divinità. Il Kumbum descrive, con una struttura costituita da mandala sovrapposti verticalmente, arricchita da cappelle, statue ed affreschi, l’intera storia iniziatica dell’essere.

19° g.    17/8 Gyantse - Zhigatse
Vicino a Zhigatse una breve deviazione porta a Zhalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva ancora un’antica atmosfera con affreschi meravigliosi che si indovinano nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel tredicesimo secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano. A Zhigatse, la seconda città del Tibet, visita del grande monastero di Tashilhumpo, sede del Panchen Lama, e della città vecchia.

20° g.    18/8 Zhigatse - Tingri 
La strada che conduce verso il Nepal transita da Lhartse e attraverso l’affascinante ambiente naturale dell’altopiano tibetano con un valico di circa 5000 metri che si apre sulla valle di Shegar e arriva a Tingri. Lo scenario è maestoso, nelle giornate serene la parete nord dell’Everest si erge all’orizzonte. Sistemazione in una Guest House.

21° g.    19/8 Tingri – Nepal
Questa tappa, nel cuore dell’Himalaia, tocca il punto più alto al passo di Lhalung, a 5200 mt. Le vaste pendici dello Shisha Pangma dominano la vista a sud ovest; a est un mare di monti glaciali culmina nella vetta del Cho Oyu. Si scende rapidissimi, facendo visita al monastero di Pengyeling, eretto di fronte ad una grotta dove Milarepa, il più famoso Santo del Tibet, ha lasciato l’impronta delle mani nella roccia. Da qui ci si immerge in gole ripidissime e umide, ricche di cascate che si fan largo nella foresta; un totale cambiamento ambientale. Il “ponte dell’amicizia” segna il confine con il Nepal. Si salutano qui gli autisti e la guida tibetana e si viene ricevuti dagli assistenti nepalesi di Amitaba che ci accompagnano fino a Katmandu utilizzando veicoli nepalesi. Si sosta per la notte in una Guest House piuttosto spartana, la migliore disponibile.

22° g.    20/8 Arrivo a Katmandu 
Raggiunta Katmandu ci si sistema in hotel; il resto della giornata è libero.

23° g.    21/8 Katmandu e volo di rientro
Giornata libera per visite culturali, riposo o acquisti. A Katmandu si trovano moltissimi oggetti di artigianato, economici o anche pregiati. I serata ci si imbarca sul volo di rientro.

24° g.    Domenica 22 agosto, arrivo a destinazione

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