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Da: lunedì 6 agosto 2007A: lunedì 27 agosto 2007Durata:

TIBET 2007: Da Chengdu a Lhasa, traversata del Kham settentrionale

Sok Dzong

Amitaba ha studiato questo itinerario con lo scopo di offrire una visione d’insieme completa del misterioso Tibet dell’Est, il mitico Kham, per approfondire un poco la conoscenza del Tibet storico. Infatti il Tibet è vastissimo: il territorio che viene normalmente denominato “Tibet” è solo una porzione di quello che studiosi e conoscitori conoscono come mondo culturale e storico tibetano.

Nella “Regione Autonoma del Tibet” la popolazione cinese è ormai in maggioranza numerica, seppur concentrata nei principali centri urbani, mentre paradossalmente in molte aree esterne alla regione “ufficialmente tibetana” i tibetani rappresentano il gruppo maggioritario. Queste regioni poco frequentate dai visitatori rivelano luoghi dove la bellezza naturale entusiasmante incornicia persone che mantengono con tenacia le proprie tradizioni. In modo particolare nel Kham la gente, aiutata dalla fierezza che le è propria e dal territorio selvaggio, è riuscita a tener testa alla politica di assimilazione culturale che il governo cinese ha cercato di imporre. Fu qui che scoppiò la grande rivolta alla fine degli anni ’50, che portò gli sconfitti guerrieri Khampa a cercare rifugio nel lontanissimo Mustang, in Nepal. Oggi è in corso un eroico tentativo di far rinascere, con pochi mezzi ma con un’assoluta volontà, quanto è possibile delle tradizioni; molti monasteri sono stati ricostruiti e alcuni Lama hanno potuto ricominciare, sotto attenta sorveglianza, a diffondere i propri insegnamenti.

 

Si visitano molti dei siti storici principali e luoghi meno conosciuti ma preziosi per la loro potenza spirituale che ispira e infonde forza ai tibetani; si percorrono scenari naturali di inimmaginabile grandiosità e varietà: dalle vaste praterie ai laghi turchesi circondati da picchi glaciali, a gole che affondano in climi quasi tropicali, scavalcando i monti che delimitano i bacini fluviali di 4 dei principali fiumi dell’Asia: Yangtse, Mekong, Salween e Tsang Po (Bramaputra). Il viaggio inizia dalla città cinese di Chengdu, che si raggiunge dall’Italia via Shangai. Da Chengdu inizia la traversata terrestre verso ovest che porta a Chamdo con un percorso di circa 1350 chilometri, che si copre in 8 giorni, attraverso i territori di Lhagang e Dawu che portano a Kandze e Derge: le aree che si possono considerare il cuore del Kham, dove si svolsero le vicende storiche principali della regione. Da Chamdo a Lhasa si segue la strada settentrionale, di circa 1100 chilometri, al riparo dal flusso monsonico, utilizzando 6 giorni. In questa parte si avrà l’opportunità di visitare alcuni spettacolari monasteri, di cui Riwoche, Tengchen e Sok Tsaden sono i più importanti, e di recarsi al lago di Nam Tso. Giunti a Lhasa, dopo una irrinunciabile visita ai siti principali, si parte in volo tornando a Changdu e quindi, via Pechino, in Italia.

 

E’ un viaggio speciale per l’unicità dei luoghi e non è un viaggio turistico: si richiede un buono spirito di adattamento perché la qualità dei pernottamenti, pur scegliendo il meglio, a volte è di bassa qualità, alcuni spostamenti sono lunghi e alcune tappe potrebbero subire modifiche per problemi tecnici delle strade. Si segnala inoltre che a Dzogchen potrebbe essere necessario condividere una stanza in più persone; si consiglia di portare un sacco a pelo con coefficiente termico minimo di almeno + 5°c.

 

Programma del viaggio

Località e siti vengono indicati con i nomi tibetani; dove è utile viene anche menzionato il nome cinese. Tempi di percorrenza effettivi e distanze sono indicativi; le altitudini sono quelle da noi rilevate.

 

1°g. Lunedì 6 agosto, partenza per Chengdu

 

2°g. 7/8 Arrivo a Chengdu  

Arrivo a Chengdu, sistemazione presso l’hotel Shufeng Huayuan e riposo.

 

3°g.  8/8 Chengdu  

Visita di Chengdu; si potranno vedere alcuni siti interessanti: la casa del poeta Du Fu e templi situati in splendidi giardini cinesi, tra cui i più interessanti sono forse quello buddista di tradizione Cham, quello taoista di Qing Yang e il tempio dedicato a Wu Hou.

 

4°g. 9/8 Chengdu – Dartsedo (Kangding) 

Si lasciano le calde regioni della Cina arrivando in autostrada fino a Yaan, dove si inizia a seguire il corso di un fiume che serpeggia tra monti boschivi. Ora che il tunnel sotto il passo di Khakha è completato si percorrono i circa 320 km in circa sei ore. Dartsendo è una cittadina posta a circa 2500 metri di quota che storicamente ha segnato il confine tra il mondo cinese Han e il Tibet, oggi inglobata nello stato del Sichuan e con la popolazione in maggioranza cinese. Qui si possono visitare i monasteri Ghelupa di Ngachu (del XVII sec, tradizionalmente legato a Drepung) e Nyingmapa di Dordrak (collegato al monastero Sakya di Dorje Drak). Sistemazione in hotel.

 

5°g. 10/8 Dartsedo – Lhagang – Dawu (Luhou)  

Da Dartsedo la strada sale direttamente al Gye La (4219 mt), accedendo ad una bella regione dove i monti sono coperti di un manto erboso e le case costruite in pietra hanno la bella simmetria tipica di quest’area del Kham; si vedono qua e la anche delle tende di nomadi: ci si sente arrivati in Tibet! Si transita dal Chorten di Minyak Chakdra, dedicato agli 8 Buddha della medicina, dove si trova anche un piccolo monastero. Superati due colli minori si arriva a Lhagang a 110 km da Dartsedo, impiegando circa 3 ore. Lhagang è un interessante villaggio spesso affollato dai nomadi Golok e Khampa giunti per acquisti o in pellegrinaggio al sito dell’importante monastero di scuola Sakya che oggi ospita circa 300 monaci, ricco di sale ed affreschi, per ricevere la benedizione di una veneratissima statua del Buddha sedicenne. Il tempio ha un’origine antichissima: era infatti il tempio geomantico più orientale costruito da Songtsen Gampo nell’VIII secolo. A Lhagang si trova anche una scuola monastica Nyingmapa. Con il tempo limpido l’orizzonte è ornato dalla sagoma del monte Zhara Lhatse (5820 mt), considerato il trono del protettore locale, attorno a cui vivono molti nomadi di stirpe Golok. Proseguendo oltre il passo di Nedreheka (4050 mt) si transita dal villaggio di Bame: da qui con una deviazione verso nord di circa 10 km si raggiunge l’idilliaca valle del monastero di Garthar Chode, fondato dal VII Dalai Lama, e si visita il luogo di nascita dell’XI Dalai Lama. In questa regione i monti sono piacevolmente coperti di foreste e pasture verdi, con un paesaggio che ricorda le nostre Alpi. Dawu, posta ad un’altezza di circa 3000 mt, dista da Lhagang circa 130 km, un percorso di circa 3 ore e mezza; sistemazione in hotel

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6°g.  11/8 Dawu – Kandze (Garze)

A Dawu si visita il monastero di Nyitso, che prima dell’invasione ospitava 400 monaci ed è stato ricostruito. Lasciata Dawu si risale il corso del fiume fino a Drango, che dista circa 70 km, dove  su di un colle sopra la confluenza di due fiumi sorge un grande monastero, che oggi ospita più di 300 monaci. Venne consacrato dal Panchen Lama nel 1985 (il precedente era stato distrutto da un terremoto). Vi sono molte sale interessanti, di cui quella principale è retta da 63 pilastri e un tempio dedicato al Jowo, una bellissima statua di recente fattura portata dall’India. Salendo verso il passo del Latseka (3950 mt) si gode di una stupenda visuale, con anche un laghetto dove si affaccia l’eremo femminile di Joro; verso Kandze si ha la vista dell’imponente catena del Kawalungring che cinge a sud la valle del fiume Yalong. Si percorrono circa 170 km in circa quattro ore e mezza. A Kandze, posta a circa 3400 mt di quota ci si sistema in hotel.

 

7°g. 12/8 Kandze  

Nella gradevole cittadina di Kandze, ricca anche di bei negozietti e con alcune parti vecchie, si trova un grande monastero che risale al XVII secolo, che è stato restaurato. In questo panoramico sito le sale dei protettori conservano molte tanke antiche e statue di magnifica fattura e sul tetto si trova un mandala tridimensionale di Kalachakra; è peculiare il nuovo tempio dove è stato realizzata una gigantesca composizione coloratissima che rappresenta il ‘campo dei meriti’. Al centro del paese nell’antico tempio di Den, dedicato a Mahakala, sono sopravvissuti molti degli affreschi antichi perché durante la rivoluzione culturale era usato come granaio. Nel pomeriggio ci si reca con una breve escursione a Beri, sito della capitale di un regno Bon del XVII secolo, dove si trovano due piccoli monasteri, Beri (Ghelupa) e Kablung (Nyingmapa).

 

8°g.  13/8 Kandze – Dzogchen  

Lasciata Kandze si risale il corso del fiume Yalong e dopo 26 km s’incontra Dargye Gompa, in gran parte ricostruito, ed a Manigango si lascia la strada principale scavalcando verso ovest il passo di Muri (4400 mt). In questa regione vivono molti nomadi: le loro grandi tende nere punteggiano qua e là il vasto paesaggio, dominato verso sud dalla grandiosa mole della catena del Kawalungring, da cui si formano molti ghiacciai. Qui troviamo due importanti monasteri della tradizione Nyingmapa: Dzogchen e Sechen, entrambi sedi di scuole monastiche. Sechen fu fondato nel 1735 ed in anni recenti ha giovato di aiuti per la ricostruzione da parte dei discepoli di Dilgo Khyentse Rimpoce, il grande maestro tibetano fondatore dell’omonimo monastero a Bodnath, nella valle di Katmandu. Dzogchen fu fondato nel 1684 nella splendida valle di Rudam Kyitram, ornata da imponenti montagne glaciali. Divenne uno dei centri monastici principali del Kham, con circa 1000 monaci residenti; buona parte dei templi sono stati ricostruiti. In entrambi i siti risalendo i monti circostanti si trovano alcuni importanti luoghi di ritiro, in buona parte utilizzati. Si percorrono in tutto 180 chilometri impiegando 4 / 5 ore. Sistemazione nella umile guest house del monastero.

 

9°g.  14/8 Dzogchen – Derge  

Riattraversato il passo di Muri si torna sulla strada principale e, proseguendo, si gode della vista del magnifico lago di Yilhun Tso, tra i più belli del Tibet, dedicato alla divinità tantrica Chakrasamvara, circondato da muri mani che affiancano il sentiero che i pellegrini seguono attorno alle sue acque turchesi. Oltre, al cospetto di colossali montagne irte di spettacolari cuspidi granitiche e sovrastate da ghiacciai dove vivono alcuni nomadi, si valica il passo di Tro (4750 mt), da cui si scende rapidamente entrando in un ambiente boschivo. Superato uno spettacolare canyon si raggiunge Derge (3250 mt), considerata il cuore culturale del Kham, che fu la capitale del regno più potente di questa regione tra il XV e il XIX secolo. La distanza è di 163 chilometri, un percorso di circa 4 ore. Sistemazione in hotel.

 

10°g. 15/8 Derge  

Si visitano il monastero di Derge Gonchen, edificato nel XV secolo e ricostruito dopo il 1987 attorno alla struttura originaria, e il tempio di Tangyel, entrambi di tradizione Sakya. Il sito più interessante è l’antica stamperia di Parkhang che produce i testi sacri del canone buddista tibetano utilizzando le tecniche tradizionali: qui si potranno osservare tutte le fasi di lavorazione. Impressionano anche la quantità di antiche matrici di legno, che è la più grande collezione dell’ìntero Tibet, e la bellezza degli affreschi del tempio.

 

11°g.  16/8 Derge – Chamdo  

La tappa è lunga ma interessantissima: 334 km che richiedono quasi dieci ore di guida. Si passa dal bacino del fiume Yangtse a quello del Mekong attraversando una vasta regione poco abitata, godendo di panoramiche spettacolari: vaste catene di monti, pasture d’alta quota dove si incontrano i nomadi, vallate con piccoli villaggi dove cresce la tsampa e gole coperte di foreste, con molti punti che ricordano quasi il nostro ambiente dolomitico, e si costeggiano infine le rive di un possente fiume. Lasciata Derge si attraversa il ponte sul fiume Yangtse entrando nella “Regione Autonoma del Tibet” (ovvero l’area che il governo cinese ha definito come tale, prescindendo dalla realtà storica e culturale del Tibet) e si valica il primo passo, il Nge (4250 mt). Sull’altro versante si transita dal monastero di Wara, di scuola Sakya e dal paese di Jomda, a 108 km da Derge, dove in una piccola valle laterale si trova il monastero di scuola Karmakagyu di Troru. Dopo il passo di Gele (4300 mt) e di Lazhi (4350 mt) si arriva al paese di Topa, da dove si segue il deflusso delle acque del fiume che confluisce nello Dza Chu arrivando a Chamdo (3240 mt). Sistemazione in hotel.

 

12°g.  17/8 Chamdo  

Chamdo è la cittadina principale di questa regione orientale del Tibet, posta sulla confluenza dei fiumi Ngom e Dza che danno origine al Mekong. Sul colle che separa i due fiumi sorge il grande monastero di Kalden Jampaling, fondato nel XV secolo da un discepolo di Lama Tsongkhapa, in gran parte distrutto dai cinesi ed ora ricostruito. Oltre alla grande sala delle adunanze vi si trovano altri templi importanti, in particolare quello dedicato a Yamantaka che contiene statue di ottima fattura, che ben esprimono la forza delle divinità irate, e un giardino dove avvengono i dibattiti. Purtroppo l’abate di questo monastero appartiene al gruppetto di monaci di spicco fedele ai cinesi e non segue le indicazioni sulla pratica spirituale dei Lama di riferimento della comunità tibetana. A Chamdo è anche molto interessante il mercato.

 

13°g.  18/8 Chamdo – Riwoche - Ratsaka  

Si risale per un tratto il corso del Ngom e imboccata una stretta valle laterale ricca di foreste si supera il passo di Zhutong (4550 mt); sull’altro versante il territorio è più aperto, con boschi e villaggi; in molti punti sono evidenti i danni della deforestazione. Riwoche Tsuklakhang (3900 mt) dista 130 chilometri, un percorso di circa 4 ore. E’ il monastero principale del lignaggio Taklung inferiore della scuola Kagyupa; fondato nel 1276 crebbe d’importanza diventando il monastero più grande del Kham e tra i maggiori del Tibet ospitando fino a 2000 monaci, ora ridotti a circa 400. Il tempio principale è una struttura imponente su tre piani che contiene una grande sala di preghiera e varie cappelle, ornate con moltitudini di statue e affreschi, ed è in gran parte restaurato. Dopo la visita di ritorna in circa mezz’ora sulla strada per Lhasa al paese di Ratsaka (3750 mt) e ci si sistema in una guest house.

 

14°g.  19/8 Ratsaka – Tengchen 

Dopo un breve tratto di strada si transita dal piccolo monastero di Takzham, un luogo ameno circondato da chorten e pietre mani che ospita una comunità Nyingmapa. Oltre il passo di Dzekri (4500 mt) si percorrono delle pittoresche gole rosse che portano ad un’amena vallata il cui versante sud è ornato da una catena di monti turriti e cromatici che nasconde alcuni importanti luoghi di ritiro dei praticanti Bön. Si osservano numerosi villaggi, molti arroccati sulle alture tra i campi di tsampa, e si trovano due interessanti monasteri, Jinkar (3500 mt), di scuola Ghelupa, edificato su una tranquilla piana tra tipiche casette coloniche che ospita quasi 200 monaci e Rotung, di scuola Nyingmapa, che si può raggiunge direttamente da Jinkar con una piacevole passeggiata di 10 minuti, un piccolo edificio sul ciglio del fiume circondato da un kora e piccoli chorten. Si giunge quindi a Tengchen (3750 mt) con un percorso di 142 km che richiede circa 4 ore e mezza di guida, dove ci si sistema in una guest house.

 

15°g.  20/8 Tengchen - Sok Dzong  

Questa lunga tappa di 260 chilometri richiede un tempo di guida tra le sette e le otto ore. Nei pressi di Tengchen si visita un sito Bön di grandissimo interesse, costituito dai due monasteri adiacenti di Tengchen e Ritro Lhakhng, fondati nel XII secolo. Si lascia la valle valicando lo Tsuri La (4300 mt), da cui si ammirano alcune vette glaciali verso ovest, che immette in un’ampia valle dove, a breve distanza dal passo, una brevissima deviazione porta al piccolo monastero di Sertsa, tra le case di un bucolico villaggio. Si raggiunge quindi il passo di Shel (4750 mt) che porta nella valle di Rongpo Gyarubtang, dove le praterie ospitano molte comunità di nomadi. Si valica quindi il Chak la (4350 mt) che si affaccia su di un territorio abitato prevalentemente da nomadi e si sale quindi gradualmente al passo di Pachen (4400 mt), circondato da erbosi monti dai profili morbidi dove pascolano vasti greggi di yak. Arrivati a Sok Dzong ci si sistema in una guest house. Sok Dzong è il sito del monastero di Sok Tsaden (XVII secolo) edificato su di una collina che ne valorizza la struttura; prima dell’invasione ospitava 500 monaci, ora ridotti a circa 200. Vi è anche un tempio Nyingmapa che risale al XII secolo, Kabgye Lhakhang, a cui fa capo una piccola comunità di praticanti religiosi che seguono i dettami della scuola degli “antichi”.

 

16°g.  21/8 Sok Dzong – Nakchu  

Da Sok Dzong si sale verso il passo di Shara (4650 mt) che porta sull’altopiano, alla propaggine orientale del Ciangtang, dove l’altitudine non scende mai sotto i 4000 metri di quota. Coltivare qui diventa arduo: è il mondo dei nomadi, dove si osservano vasti greggi di yak e di ovini tra i monti rotondeggianti e le valli erbose, con le tipiche tende nere dei campi sparpagliate nell’immensità verde. Procedendo verso ovest si transita da altri tre punti spartiacque, il Gang La (4750 mt), lo Jangkhu La (4600 mt) e il Langlu La (4500 mt), che presentano tutti solo brevi dislivelli di salita. Nakchu stessa, che dista in tutto 227 km e si raggiunge con circa 6 ore di guida, è posta a ben 4400 metri di quota, per i quali si sarà a questo punto sufficientemente acclimatati. Nakchu è una cittadina con l’aspetto del luogo di frontiera e priva di particolare carattere, sorta ‘in mezzo al nulla’ dove fino a pochi anni or sono vi erano solo campi di nomadi. Si possono visitare il monastero di Zhabten, che contiene delle cappelle di sorprendente bellezza, e il piccolo e grazioso convento di Samtenling. Sistemazione in hotel.

 

17°g.  22/8 Nakchu – Nam Tso  

Si procede in direzione sud lasciando la strada principale che porta verso Lhasa per attraversare un passo verso ovest, il Lhachen (4980 mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri. Il lago, posto a 4550 mt di quota, si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen Tanglha (7088 mt), considerato dai tibetani la dimora dell’omonima divinità, un’entità guerriera che protegge i devoti, fratello di Amnye Machen. Ci si accomoda in un campo tendato attrezzato ai bordi della penisola di Tashidor che si protende nel lago turchese. La si può percorrere a piedi lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili; è un luogo meta di pellegrinaggi, adornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali. Nelle grotte che circondano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti e alcuni eremiti che sono tornati ad abitare qui. Il tramonto e l’alba dalla sommità del promontorio, che si può raggiunge in breve tempo, è indimenticabile. La tappa, di 230 km, richiede circa 2 ore e mezzo di guida.

 

18°g. 23/8 Nam Tso – Lhasa   

Si riattraversa il passo di Lhachen e, tornati sulla strada principale, si prosegue verso sud incrociando il percorso della ferrovia che arriva a Lhasa; superata Yangpachen si lascia l’altopiano del Ciangtang scendendo gradatamente verso la valle di Lhasa. Prima di giungere a Lhasa si esegue una piccola deviazione verso ovest per visitare Tsurphu, il grande monastero da cui proviene il Karmapa, il giovane monaco capo della scuola Karmakagyu che è fuggito in India. Arrivati a Lhasa ci si sistema in hotel nei pressi del Barkor, la parte vecchia della città adiacente alla cattedrale di Jokhang. Si percorrono 236 km in circa tre ore e mezza, più la deviazione per Tsurphu. Si conclude la giornata passeggiando tra i pellegrini e le bancarelle che circondano il circuito sacro del Barkor, il cuore di Lhasa.

 

19°g.  24/8 Lhasa  Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Potala, del palazzo estivo, il Norbulingka, e del Jokhang, il tempio più importante del Tibet. Dal Jokhang ci si recherà poi a piedi al vicino Ramoche, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed è la sede del collegio tantrico del Gyuto.

 

20°g.  25/8 Lhasa  

Si visitano le università monastiche negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, sede dell’Oracolo di stato tibetano che contiene affreschi molto particolari. Nel pomeriggio, dopo la visita dell’università di Sera, ci si reca al piccolo monastero di Pawangka, dove in una grotta posta ai piedi della roccia sotto le mura rotonde del gompa meditava nell’VIII secolo Songtsen Gampo, il re del Tibet.

 

21°g.  26/8 Lhasa – Chengdu  

Mattinata a disposizione. Il volo per Chengdu parte alle 16.05 e arriva alle 17.55; da Chengdu ci si imbarca sul volo di rientro.

 

22°g.  Lunedì 27 agosto, arrivo a destinazione

 

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