Informazioni utili

Da: sabato 14 maggio 2016A: domenica 29 maggio 2016Durata: 16 giorni

Partecipanti: massimo 12

TIBET 2016: Da Lhasa all'Everest

Everest da Rongbuk

Everest parete nord, da Rongbuk

Sakya

Sakya, ingresso alla corte centrale

Potala

Potala, lato nord

Gyatso La

Gyatso La, verso Shegar

Shegar

Shegar, la 'Montagna di cristallo'

 

Il viaggio propone la visita accurata dei siti principali del Tibet Classico e di siti preziosi e meno conosciuti, che ci avvicinano molto al cuore della cultura del Paese delle Nevi; porta da Lhasa alla parete nord dell’Everest (il Chomolungma in tibetano) e, attraverso la poderosa catena di monti, fino in Nepal: una traversata che è il sogno di molti appassionati della cultura e dell’ambiente naturale himalaiano e del Tibet. Si trascorre la ricorrenza di Saga Dawa a Gyantse, città-gioiello del Tibet Centrale, dove si potranno condividere le celebrazioni che si svolgono nell’enclave monastica del Pelkhor Chode.

 

Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

 

(Informazioni sul Tibet; immagini del Tibet)

 

Tashilhumpo Shegar Gompa, nel cortile Yamdrok Tso
Tashilhumpo
Shegar Gompa, nel cortile
Yamdrok Tso

 

In sintesi, il viaggio prevede di arrivare in volo a Katmandu in Nepal, dove si alloggia in un bel palazzo in stile newari, situato a distanza di passeggiata dallo stupa di Swayambu. Dopo una giornata dedicata alle visite nel centro di Katmandu si parte in volo alla volta di Lhasa, dove si sosta per tre notti. La prima giornata sarà tranquilla per favorire l’adattamento alla quota, ci si immerge nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei due giorni seguenti ci si reca a visitare il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, e a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Dopo la visita di Shalu si giunge a Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, uno dei pochi a non essere stato distrutto durante la rivoluzione culturale. Proseguendo poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling e Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong, arrivando fino a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Si rientra quindi via terra in Nepal scavalcando la possente catena himalaiana.

 

 

Tappe

TIBET: Da Lhasa all'Everest - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico e offre anche l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya, Rongbuk e al confine tibetano col Nepal gli alloggi sono piuttosto modesti, ma tutti situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati.

 

 

Shegar Sakya Rongbuk, mercatino
Shegar
Sakya
Rongbuk, mercatino

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g. Sabato 14 maggio, partenza in volo per il Nepal
Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva.

2°g. 15/5 Arrivo a Katmandu
Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, dove è in attesa dei partecipanti Pino Tommasi, la guida del viaggio. L’albergo è immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo.

3°g. 16/5 Katmandu
Nella giornata di oggi vengono ritirati i permessi per il Tibet dall’Ambasciata cinese; l’organizzazione locale di Amitaba si occupa di tutto quanto necessario. I partecipanti, con un pulmino a disposizione, effettuano una visita del centro di Katmandu accompagnati dalla guida italiana.

4°g. 17/5 Katmandu – Lhasa
Ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana che seguirà i partecipanti per tutto il periodo di permanenza in Tibet – avendo Pino col gruppo non sarebbe veramente necessario, ma è obbligatorio e comunque la sua presenza arricchisce ulteriormente il viaggio. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen, nella città vecchia. Ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni: la città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione.

5°g. 18/5 Lhasa
Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

6°g. 19/5 Lhasa
Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa iniziando da Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor.

7°g. 20/5 Lhasa – Gyantse
Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti.

8°g. 21/5 Gyantse, Saga Dawa
Nella giornata di oggi cade la ricorrenza di Saga Dawa: si celebrano la nascita, illuminazione e paranirvana del Buddha; le visite giovano così di un incontro molto bello anche con l’intensità spirituale tibetana e si potranno osservare diverse cerimonie nei templi. Gyantse è la città meglio preservata del Tibet Classico. L’enclave del Pelkhor Chode prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti.

9°g. 22/5 Gyantse – Shalu - Shigatse
Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel.

10°g. 23/5 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya
Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel.

11°g. 24/5 Sakya – Shegar
Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’utlimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Everest.

12°g. 25/5 Shegar – Rongbuk
Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in Guest House.

13°g. 26/5 Rongbuk – Tingri – Zangmu / Kyirong
A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle parte seguendo per un breve tratto la strada dell’arrivo e la si lascia verso ovest seguendo le alte pasture degli yak valicando un passo che porta nel bacino del Cho Oyu e da qui a Tingri, dove si incontra la strada che porta verso il confine nepalese. Oltre Tingri al momento della redazione del programma (nov. 2015) vi sono due possibilità: o si valica il passo di Lalung scendendo da qui verso Nyalam e Zangmu; oppure si prosegue più ad ovest superando il lago del Pelkho Tso e si valica il passo che porta nella valle di Kyirong. Le autorità locali stanno decidendo quale dei due confini aprire al traffico turistico nella primavera prossima, e si ritiene più probabile il percorso che arriva a Kyirong, ovvero la strada camionabile che è in uso ora per i trasporti verso il Nepal. Si alloggia o allo Dzngmu Hotel (Zangmu) o alla Kyirong Guest House (Kyirong).

14°g. 27/5 Arrivo a Katmandu
Si superano le formalità di frontiera e in giornata si arriva a Katmandu, dove ci si sistema nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo.

15°g. 28/5 Katmandu e volo di rientro
Tempo libero fino alla partenza, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. Si viene accompagnati in aeroporto in funzione dell’orario del volo prescelto; Amitaba potrà fornire ogni servizio aggiuntivo che possa essere richiesto (pernottamenti, ulteriori visite, e così via) sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse da lì.

16°g. Domenica 29 maggio, arrivo a destinazione

 

 

L'alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia da Lhasa e le soste a quote più elevate si hanno dopo alcuni giorni, circa 4200 mt a Sakya e quasi 5000 mt all’Everest al termine del viaggio. Si valicano anche dei passi più alti, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori.

Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

Clima e attrezzatura

Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Nella regione himalaiana, da Sakya ed oltre, può essere più freddo e le temperature più basse del tour solitamente si incontrano a Rongbuk, dove bisogna essere attrezzati per punte che possono facilmente andare sotto lo zero. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore

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