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Da: venerdì 15 luglio 2016A: domenica 31 luglio 2016Durata: 17 giorni

Tibet 2016: Festival di Tashilhumpo, Gyantse e Samye

Samye

Drak Yerpa

Drigung Til

Gyantse, Dhamak

Tashilhumpo

 

Nel mese di luglio in Tibet nelle regioni storiche di U e di Tsang si tengono alcuni festival molto interessanti, che sorprendono il visitatore anche per la grande vitalità e l’intensa partecipazione del gran numero di persone che vi accorrono. Si segue uno stupendo itinerario che porta nella maggior parte dei siti storici e include molti magici luoghi non turistici e vicini al cuore della tradizione; si partecipa alle cerimonie che si tengono al grande monastero del Tashilhumpo a Shigatse, al festival di Dhamak a Gyantse e alle celebrazioni del Dhode all’antico monastero di Samye. Il viaggio offre così una grandiosa opportunità per conoscere il Tibet vivendo anche dei momenti di intenso folclore, scoprendo la profonda fede e amore per le proprie origini che le vicissitudini del tempo non sono mai riuscite a cancellare dall’animo dei tibetani. E’ quindi un percorso di estremo interesse anche per chi si fosse già recato in precedenza nel Tibet.

 

Drak Yerpa, Atisha G. Tidro, eremi Ganden Namgyeling
Drak Yerpa, Atisha G.
Tidro, eremi
Ganden Namgyeling

 

(Informazioni sul Tibet: qui;  immagini del Tibet: qui)

 

 

Tappe

TIBET: Festival di Tashilhumpo, Gyantse e Samye - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

Il tour inizia da Lhasa con la visita dei siti della città vecchia, si parte quindi per Shigatse risalendo il flusso del fiume Tsangpo; sul percorso si visita il monastero di Atisha e si raggiunge con una breve deviazione l’interessante sito Bon di Yungdrungling. Si giunge al Tashilhumpo di Shigatse durante lo svolgimento delle celebrazioni estive, previste tra il 18 e il 20 luglio; il monastero si affolla di pellegrini e vi si svolgono diverse cerimonie, ma non vi è un calendario preciso delle attività, il momento più atteso è l’esposizione di una gigantesca tanka che è indicata per il 19/7 ma non è sempre eseguita. Ci si sposta alla vicina Gyantse, forse la più bella delle antiche città del Tibet, dove è in pieno svolgimento il festival di Dhamark con corse di cavalli, yak, contesti di danze folcloristiche e di lotta. Prossima meta, Samye, che si raggiunge con un bel percorso attraverso alti passi, costeggiando il lago di Yamdrok, gemma turchese di quest’area del mondo, e seguendo il flusso dello Tsang Po verso est. Qui si tiene il festival del Dhode, una ricorrenza che attira un gran numero di pellegrini: è il luogo dove ebbe inizio la diffusione del buddismo in Tibet grazie alla figura mistica di Guru Rimpoce (Padmassambhava); i monaci svolgono delle bellissime rappresentazioni di danze in costume accompagnati da musiche tradizionali, viene esposta una tanka e vi sono diverse cerimonie a contorno, un momento speciale anche per osservare i costumi tradizionali sfoggiati dai pellegrini. Durante il soggiorno a Samye ci si reca all’eremo di Chimpu e quindi si prosegue con la visita d Tsetang e della valle dello Yarlung, dove ebbe origine la dinastia imperiale tibetana, tornando poi da qui a Lhasa sostando sul percorso a Gongkar Chode, un sito Sakya dove si ammirano antichi affreschi. Da Lhasa, dove ci si reca a Drepung ed a Nechung, per completare il tour in modo eccellente si segue un circuito ad est visitando l’università monastica di Ganden (fondata da Tsong Khapa, cuore della tradizione Ghelupa), Katsel (uno dei templi geomantici di Songtsen Gampo), Tidro (monastero femminile dove riverbera la presenza sottile di Yeshe Tsogyel), Drigung Til (monastero principale della tradizione Drigung Kagyu e sede del cimitero celeste principale del Tibet) e Drak Yerpa (l’eremo che vide la presenza dei più importanti personaggi della storia mistica del Tibet) riservando per l’ultima giornata la visita del Potala.

 

Drigung Til Drigung Til, Apchi Drigung Til, pellegrina
Drigung Til
Drigung Til, Apchi
Drigung Til, pellegrina

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g. Venerdì 15 luglio, partenza in volo per Chengdu
Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio, è quello della Etihad con partenza da Milano Malpensa per Abu Dhabi alle 22.10; sono possibili partenze anche da altri aeroporti - per gli orari di questi altri collegamenti contattare Amitaba.

2°g. 16/7 Arrivo a Chengdu
Si atterra ad Abu Dhabi alle 6.15; si prosegue per Chengdu alle 8.20 con arrivo alle 20.00. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto.

3°g. 17/7 Chengdu – Lhasa
Il volo della Air China parte alle 8.35 con arrivo alle 10.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino.

4°g. 18/7 Lhasa (Jokhang, Norbulingka, città vecchia)
Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Si passeggia dal Barkor fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

5°g. 19/7 Lhasa – Yungdrungling – Shigatse
Nei pressi di Lhasa ci si reca al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu una dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti inclusi alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile.

6°g. 20/7 Shigatse, celebrazioni al Tashilhumpo – Gyantse
Il grandioso complesso monastico del Tashilhumpo fu fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama, che avevano qui la loro sede storica. Oggi lo si potrà visitare nel momento di più grande auspicio, mentre sono in corso le celebrazioni annuali con la presenza di un gran numero di devoti e pellegrini; se si avrà fortuna vi sarà anche l’esposizione di una grande tanka dall’edificio appositamente costruito ai piedi del monte alle spalle del complesso. Si dedica la giornata alle visite ed a seguire gli avvenimenti; nel pomeriggio si parte per Gyantse, un viaggio di circa 2 ore, dove si alloggia presso l’hotel Yeti.

7°g. 21/7 Gyantse, festival di Dhamark
Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro!

8°g. 22/7 Gyantse – Samye
Si segue la strada che dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si spargono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette, se ne segue il bordo per un lungo tratto e si lascia il bacino del lago valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sul’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo e se ne segue il corso fino al ponte nei pressi di Tsetang che porta sulla sponda nord; la si risale per un tratto incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia, e si giunge a Samye dove è in pieno svolgimento i festival annuale. Si alloggia presso la Monastery Guest House, il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio.

9°g. 23/7 Samye, Dhode festival
Le celebrazioni in corso commemorano l’anniversario di Guru Rimpoce, il nome tibetano per Guru Padmasambhava, il leggendario maestro che nell’VIII secolo fondò il monastero di Samye ed ebbe il merito di sconfiggere le forze che si opponevano all’ingresso del buddismo nel Paese delle Nevi. Per questa ricorrenza accorrono un gran numero di pellegrini ed i monaci eseguono diversi rituali, tra cui spiccano le danze eseguite con maschere e costumi. Questa tradizione, che è diffusa in tutto il mondo buddista tibetano, trae origine proprio qui a Samye dalla danza che Guru Rimpoce eseguì per esorcizzare i demoni che stavano cercando in tutti i modi di impedirne la costruzione. Il sito è un luogo molto importante, bello da vedere anche prescindendo dalle festività in corso: è il più antico monastero buddista del Tibet, situato nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice.

10°g. 24/7 Samye – Chimpu – Tsetang
Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si ripercorre il tratto di strada che riporta verso Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Tsetang.

11°g. 25/7 Tsetang
Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico.

12°g. 26/7 Tsetang - Lhasa
Si parte da Tsetang risalendo verso ovest il corso del grande fiume; si sosta per una visita al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Giunti a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, ci si reca all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, e al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove.

13°g. 27/7 Lhasa – Ganden – Tidro
Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Tornati al Kyuchu si prosegue lungo la valle; si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo ancora le acque del fiume e si imbocca una stretta valle laterale verso Tidro; si sosta un poco prima presso un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il House of Shambaka Tridom.

14°g. 28/7 Tidro, Drigung Til
Si raggiunge il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, la mitica consorte di Guru Rimpoce che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero. Nel pomeriggio ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni.

15°g. 29/7 Tidro – Drak Yerpa – Lhasa
Rientrando a Lhasa con una deviazione verso nord si raggiunge Drak Yerpa, dove sorgeva il monastero di Atisha che qui dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), un sito che divenne il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto; all’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. In tempi ancora più antichi, il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; e a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha oggi una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Da qui, in poco più di un’ora di guida si arriva a Lhasa.

16°g. 30/7 Lhasa e volo di rientro
Ci si reca al Potala per coronare con il Palazzo del Dalai Lama le visite di questo avvincente percorso. Il volo della Air China parte alle 12.55 con arrivo a Chengdu alle 15.05 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; il volo della Etihad parte per Abu Dhabi alle 21.15.

17°g. Domenica 31 luglio, arrivo a destinazione
Arrivo ad Abu Dhabi all’1.00; si riparte per Milano Malpensa alle 2.25 con arrivo alle 7.15. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

 

Gyantse, Dhamak Tidro, Gompa Samye, pellegrini
Gyantse, Dhamak
Tidro, Gompa
Samye, pellegrini

 

L'alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si valicano anche dei passi piuttosto alti, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

Clima e attrezzatura

Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

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