Informazioni utili

Da: giovedì 9 maggio 2019A: martedì 21 maggio 2019Durata: da 13 a 17 o 28 giorni

Estensione iniziale da: domenica 5 maggio 2019

Estensione finale a: sabato 1 giugno 2019

Guida: Alessandro ZuzicPartecipanti: Minimo 6 e massimo 12

 

Il viaggio nasce da un approfondito studio che ha coinvolto alcuni amici viaggiatori di Amitaba, esperti conoscitori dell’universo Cina; si è cercato di tessere un percorso che possa riassumerne in modo intelligente le complessità naturali, etniche, storiche e culturali. Oggi la Cina sta emergendo come una nuova grande potenza, una prorompente modernità che emerge da un’alchimia durata millenni, con l’intreccio di tre mondi filosofici e religiosi diversi, se pur contigui, il buddismo, il confucianesimo ed il taoismo, che hanno forgiato una cultura che ha assorbito ed integrato anche gli elementi di derivazione straniera, mantenendo tuttavia la propria identità di “Paese di Mezzo” (questo il significato dei due caratteri che in cinese compongono la parola Zhongguo, Cina per noi occidentali). Non è azzardato ipotizzare che, come successe in tanti momenti difficili di un lungo passato, i traumatici eventi del secolo scorso con lo sconvolgimento portato dal maoismo siano stati oggi in gran parte riassorbiti, creando un nuovo amalgama, in cui le definizioni e le diverse anime del Celeste Impero siano anche questa volta riuscite a superare la contingenza storica.

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

Si è così composto un percorso diviso in due parti con un preludio iniziale, un’estensione che avvicina le aree meridionali partendo da Hong Kong e dalla magnifica regione etnica di Guilin, con il fiume Li, da dove ci si collega in volo a Shanghai, una città che va conosciuta e che funge da punto di partenza per la parte del viaggio, che si svolge tra Shanghai e Nanchino. Utilizzando veicoli privati, barche e treni, che in Cina sono veloci e funzionano egregiamente, si esplora a fondo la regione ricca di laghi e corsi d’acqua ad ovest di Shanghai, con le città di Suzhou e Hangzhou, visitndo un gran numero dei luoghi più evocativi del Paese, che hanno ispirato artisti e poeti, tra cui Zhouzhuang, il villaggio conosciuto come la “Venezia cinese”. Da qui si raggiunge Nanchino, una delle capitali storiche della Cina, nella regione dove si trovano il monte Tai Shan, tra i siti più sacri del taoismo, e la storica città natale di Confucio, Qufu, tessendo un percorso ricco, che include tutti i siti di rilievo. Da Nanchino ci si sposta in volo più a nord, per la seconda parte del tour (eseguibile anche come viaggio a sé stante), arrivando a Taiyuan. Qui, iniziando dall’altopiano del Fiume Giallo, si scopre un nuovo insieme di siti sorprendenti, dalle sculture rupestri di Longshan alla città murata di Pingyao ed al monastero sospeso di Xuankong Si; si esplora il monte sacro del buddismo cinese, il mitico Wutai Shan, ancora oggi meta di pellegrinaggio, arrivando alla città di Datong, una delle antiche capitali cinesi, nei cui pressi si trova Yungang, il sito rupestre più importante del Paese. Giunti a Pechino, ci si immerge nel cuore del Celeste Impero, godendo dei siti storici, ma anche dei canali d’acqua e dei quartieri vecchi che sono riusciti a sopravvivere all’olocausto della modernità, estendendo il viaggio a nord est fino alla villa imperiale estiva, Chengde, irrinunciabile capolavoro, e percorrendo alcuni dei tratti più spettacolari della Grande Muraglia, tra Simatai e Jinshanling.

Conduce il viaggio Alessandro Zuzic, fondatore di Amitaba, che si avvale di guide locali che parlano la lingua inglese o l’italiano (inglese tra Nanchino e Datong, altrove italiano); sono previsti al massimo 12 partecipanti.

 

Cultura e storia del Celeste Impero

Un viaggio nel lontano Oriente che percorre tratti accuratamente scelti tra i più belli della vasta Cina, per viverne i contrasti tra presente e passato. Un incontro con la popolazione, con i monumenti ed i diversi ambienti naturali, per cercare di afferrare una visione, se pur parziale, di un Paese culturalmente così diverso dalla nostra Europa.
Si visitano città che hanno svolto ruoli diversi nella storia della Cina. Ne sono state la capitale, come Nanchino e Datong, quest’ultima vicina al confine con la Mongolia, e quella che lo è stata e lo è tuttora, Pechino. E città che hanno rappresentato e rappresentano l’importanza economica della Cina, che sono state per secoli le porte aperte sull’Occidente, come Hong Kong e Shanghai. Nel cuore della provincia dello Shanxi si entra nella città murata di Pingyao, che contiene in sé, e ripropone al viaggiatore di oggi, molte testimonianze del mondo tradizionale cinese, dalle sale da tè ad una delle prime banche del Paese, a monasteri e templi delle tre visioni filosofico-religiose che in Cina convivono da secoli, buddismo, confucianesimo e taoismo. Si cercherà di comprendere quanto diffuso e importante per il popolo cinese è da sempre il rapporto con la divinità, risalendo montagne sacre ornate di templi preziosi. Il Tai Shan (Nobile Montagna), nei pressi della città di Tai’an, una delle cinque montagne sacre del taoismo, il punto più alto (1500 metri) della Cina dell’est dove, secondo le antiche credenze, cielo e terra si uniscono. È stata sede di culti imperiali ed è da secoli meta di pellegrinaggio. Si visita il Wutai Shan, una delle quattro montagne sacre buddiste, il cui nome significa “cinque terrazze”, che corrispondono alle cinque cime sulle cui pendici sono sparse decine di templi, che uniscono le caratteristiche architettoniche del buddismo cinese e tibetano.
Si incontrano pellegrini e visitatori anche nei grandi e piccoli templi delle città, o in quelli posti lungo la via, come il Monastero Sospeso di Xuankong Si (tra Wutai Shan e Datong). Ci attendono fianchi di montagne in cui sono state scolpite centinaia di immagini buddhiste, come a Yungang e Longshan. E si visitano i tre gioielli monumentali che a Qufu, luogo natale di Confucio, ricordano il filosofo ed il suo pensiero, una figura questa ancora attuale, che tanto ha segnato la cultura cinese di ieri ed oggi.
Ci si accosta ai laghi (Tai a Suzhou, Occidentale a Hangzhou, Houhai a Pechino) ed alle grandi vie d’acqua naturali, come il Fiume Azzurro (Yangtze per gli inglesi, Chang Jiang ossia Lungo Fiume in cinese) sul cui delta sorge Shanghai, ed il Fiume Giallo (Huang He in cinese), sulle cui rive sorge, tra le altre, la città di Taiyuan. Si visita Hangzhou, la città posta all’estremità meridionale della più grande via d’acqua costruita dall’uomo per congiungere lo Yangtse con il Fiume Giallo, ossia il Gran Canale Imperiale, che arriva sino a Pechino. Si scende lungo il fiume Li, nei pressi di Guilin, che riveste un posto così importante nell’immaginario cinese da essere riprodotto sul retro delle banconote cinesi da 20 yuan. Uno scenario d’acqua ancora diverso sarà quello delle risaie nei pressi di Longji, il punto più ad ovest del viaggio, per incontrare alcune delle numerose etnie cinesi nei villaggi nei dintorni di Sangjiang.
Si sale sulla Grande Muraglia, nel punto più spettacolare e poco visitato tra Simatai e Jinshanling, per assaporare appieno la grandezza di quest’opera di fortificazione che si snoda da est ad ovest per più di 5000 chilometri. E da lì ci si sposta ancora ad est, per raggiungere la villa fortificata ed i templi di Chengde, ritiro estivo della dinastia Qing (1644-1912).

 

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Pechino, Città Proibita

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Grande Muraglia

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Monastero di Po Lin

 

Nota tecnica

Gli hotel utilizzati sono tutti di buona qualità, la maggior parte “4 stelle”, un “5 stelle” a Hangzou, e quattro hotel “boutique”. Il viaggio è anche un’occasione di sperimentazione culinaria: si assaggeranno le specialità dei diversi tipi di cucina cinese, che hanno caratteristiche diverse sia per gli ingredienti e sia per le preparazioni nelle diverse regioni che si esplorano.
Per i trasporti si utilizzano pulmini privati e si fanno diverse tratte in treno, che in Cina sono comodi, puliti, veloci, e dove si ha sempre un posto prenotato; sono previsti alcuni voli interni (due nell’estensione iniziale ed uno in ciascuna delle altre due parti del viaggio). Si effettuano diverse escursioni con la barca e sono previsti dei tratti a piedi per la visita di aree monumentali ed urbane, ai monti Tai Shan e Wutai Shan e sulla Grande Muraglia.
Il mese di maggio è ottimo per un viaggio che inizia dalle regioni meridionali della Cina ed arriva, per chi segue l’estensione, fino al nord; si transita da diverse aree climatiche ed in termini generali la stagione è buona e le giornate sono piacevoli con un clima non troppo caldo e poche precipitazioni. Le indicazioni per le temperature medie nelle diverse località, nella sequenza in cui s’incontrano, sono come segue: Hong Kong, min 24 max 28; Guilin, min 20 max 27; Shanghai, min 16 max 23; Hangzhou e Nanchino, min 16 max 25; Taiyuan, min 10 max 25; Datong, min 7 max 23; Pechino min 6 max 27; Chengde, min 7 max 25. Si consiglia un abbigliamento a strati per le sere e le mattine più fresche e per quando ci si reca sul Tien Shan ed al Wutai Shan; si tenga presente che vi possono essere precipitazioni, in modo un poco più frequente nelle regioni del sud. È importante avere scarpe comode per camminare, tipo scarponcini leggeri impermeabili.

 

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Hong Kong, Victoria Peak

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Pechino, Tempio del Cielo

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Hutong

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

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Estensione iniziale

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Programma principale

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Estensione finale

 

Estensione iniziale: Hong Kong, Longji, Sanjiang e Fiume Li a Guilin

1°g.    Domenica 5 maggio, partenza per Hong Kong  
Per raggiungere Hong Kong in Cina vi sono molte possibilità di volo e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori. Il volo consigliato per questo viaggio, che fa da rifermento per i servizi offerti, è quello della Cathay Pacific che parte da Milano Malpensa alle 12.55. Per chi provenisse da Roma Fiumicino, il collegamento con Alitalia parte alle 9.20 con arrivo a Milano Malpensa alle 10.20; per gli orari di altre connessioni contattare Amitaba.

2°g.    6/5 Arrivo ad Hong Kong  
L’arrivo a Hong Kong è previsto alle 6.25; qui è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento presso l’hotel Lan Kwai Fong (4*, boutique). Per chi desiderasse disporre subito della stanza è previsto un supplemento. Giornata di relax; chi vorrà potrà iniziare ad esplorare la città con il capogruppo.

3°g.    7/5 Hong Kong  
Dall’hotel ci si trasferisce al Tung Chung terminal per raggiungere col traghetto l’isola di Lantau, dove si trova il monastero buddhista di Po Lin (Prezioso Loto). Fondato nei primi anni del Novecento, il complesso contiene molti edifici, tra cui la Grande Sala dagli altissimi soffitti decorati. Nei pressi si trova il Sentiero della Saggezza, un tranquillo percorso fiancheggiato da 36 mezzi tronchi d’albero disposti a formare il simbolo dell’infinito, sui quali è inciso in caratteri cinesi il Sutra del Cuore. Percorrerlo (richiede pochi minuti) è ritenuto un gesto meditativo. La maggior attrazione si trova nelle vicinanze, la statua del Grande Buddha (Tian Tan Buddha), rappresentato in posizione seduta, posizionata all’aperto e realizzata in bronzo, la più grande al mondo con questa posa. Una scala di 268 gradini porta alla sua base, e da qui si ha una bella vista sull’isola di Lantau. Pranzo vegetariano al ristorante del tempio. Ritornati al terminal di Tung Chung e raggiunto il molo da cui parte lo Star Ferry si attraversa il Victoria Harbour, con vedute sul profilo dei grattacieli di Kowloon. Giunti a destinazione si prende il famoso Peak Tram (un treno a cremagliera), che porta al Victoria Peak, situato nella parte occidentale della città, e che con i suoi 552 metri è la montagna più alta di Hong Kong. Dalla cima si gode un’imperdibile vista dei grattacieli, del porto e delle otto montagne di Kowloon. Si visita il Garden of Stars, modellato sulla Walk of Fame di Hollywood, in cui sono celebrate le star dell’industria cinematografica di Hong Kong. Si assiste quindi allo spettacolo di luci e suoni sul lungomare del Victoria Harbour. Si completa con la visita al tipico e popolare Temple Street Night Market, un bazar di strada che apre i battenti quando scende il sole.

4°g.    8/5 Hong Kong – Guilin – Longji  
Si parte in volo con Cathay Pacific alle 9.00 per Guilin, nella provincia cinese del Guanxi, con arrivo alle 10.30 (orari da confermare). Arrivati, si parte direttamente dall’aeroporto per Longji (97 Km, circa un’ora e mezza di viaggio), un’area resa celebre dai campi terrazzati dove si coltiva il riso. Costruiti dai contadini delle etnie Yao, Dong, Zhuang e Miao a partire da circa 500 anni sotto la dinastia Ming, l’insieme dei campi è chiamato Longji (Dorso del Drago) per via della forma delle colline su cui i campi sono disposti, mentre le terrazze piene d’acqua luccicano nella luce come le squame di un drago dai molti colori. Nel corso della giornata si visitano anche le risaie di Ping’an ed il villaggio tradizionale di Dazhai, dell’etnia Yao. Si alloggia presso l’hotel Longji Baike (boutique).

5°g.    9/5 Longji - Sanjiang – Guilin  
Da Longji con un percorso di circa 2 ore (90 km) ci si sposta a Sanjiang, nel distretto di Chengyang, dove si trovano i villaggi dell’etnia Dong, dove le case sono edificate con il legno ad incastro, e si trovano le splendide torri del tamburo e l'incantevole ponte coperto del Vento e della Pioggia (Fengyuqiao). Completata la visita, si rientra a Guilin, che da qui dista circa 140 km (2 ore e mezza), dove si alloggia presso l’hotel Bravo Grand Wing (4*).

6°g.    10/5 Guilin, crociera sul fiume Li – Shanghai  
Guilin si trova al centro di una zona di montagne e colline calcaree che si innalzano quasi verticalmente, che, per via all’erosione, nel tempo si sono modellate con forme evocative. Le formazioni più famose sono la Collina dell’Elefante, che si getta ad arco nell’acqua, il Picco della Bellezza Solitaria, ed altre dai nomi altrettanto stravaganti. Con partenza intorno alle 9.00, s’inizia la crociera sul fiume Li, una delle mete più famose della Cina meridionale. Ci si trova immersi nel paesaggio di risaie, bufali, picchi calcarei e pesca col cormorano che da sempre ha ispirato poeti e pittori cinesi: l’incanto dell’insieme ispirò anche gli imperatori della Cina, e un detto cinese declama che “Il paesaggio di Guilin è il più bello che esista sotto il cielo”. Guilin ed il fiume Li hanno anche fatto da sfondo al film “Il velo dipinto” (non quello del 1934, con Greta Garbo e Herbert Marshall, ma quello del 2006, con Naomi Watts ed Edward Norton), tratto dall’omonimo romanzo di William Somerset Maugham, ambientato agli inizi degli anni Venti tra Hong Kong e la campagna cinese. La crociera, che dura sino alle 14.30, con pranzo al sacco, si conclude a Yangshuo, fulcro delle molte attività che la zona offre, come passeggiate, arrampicate, visite di grotte, giri in bicicletta. Si percorre la brulicante West Street, con negozi e ristoranti di ogni genere ospitati nelle tradizionali strutture basse. Si torna quindi in pulmino all’aeroporto di Guilin per imbarcarsi sul volo Air China per Shanghai che parte alle 21.00 con arrivo alle 23.25 (orari da confermare); all’arrivo ci si trasferisce presso l’hotel Sunrise on the Bund (4*).

 

Per chi inizia il viaggio da Shanghai

1°g.    Giovedì 9 maggio, partenza per Shanghai  
Per raggiungere Shanghai in Cina vi sono molte possibilità di volo e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori. Il volo consigliato è quello della Finnair che parte da Milano Malpensa alle 12.55 con arrivo a Helsinki alle 15.15 o da Roma Fiumicino alle 11.20 con arrivo alle 15.40. Si riparte da Helsinki alle 17.20.

2°g.    10/5 Arrivo a Shanghai  
L’arrivo a Shanghai è previsto alle 7.10; qui è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento presso l’hotel Sunrise on the Bund (4*). Per chi desiderasse disporre subito della stanza è previsto un supplemento. Giornata di relax; in tarda serata giungono in hotel i partecipanti provenienti da Guilin con il capogruppo.

 

Anima e forme della Cina Meridionale

7°g. o 3°g. 11/5 Shanghai  
Shanghai, Parigi d’Oriente ieri e conosciuta come Perla d’Oriente oggi, è una municipalità indipendente e sede della borsa cinese, e rappresenta il cuore economico e finanziario della Cina odierna. È divisa in due parti dal fiume Huangpu, uno dei rami formati dal grande delta del Fiume Azzurro (Yangtze): Puxi e Pudong, rispettivamente ad ovest e ad est del fiume. La giornata inizia con la visita al tempio del Buddha di Giada, nella parte nordovest della città. Costruito alla fine dell’Ottocento, e rinnovato secondo lo stile della dinastia Song, è meta di pellegrini e turisti. Il tempio ospita due magnifiche statue del Buddha, originariamente parte di un insieme di cinque statue portate da un monaco birmano, posizionate nella sala dell’abate. Per familiarizzarsi con la storia e la cultura cinesi ci affaccia sulla Piazza del Popolo per arrivare al Museo di Shanghai (Bowuguan), edificato in modo da che ricordare le forme degli antichi vasi in bronzo cinesi. Le sale espongono reperti da tutta la Cina e di tutte le epoche, come bronzi, sculture, ceramiche, dipinti, opere di calligrafia, sigilli, giade, monete, mobili. Nel pomeriggio ci si trasferisce sull’isola di Pudong, sede del distretto finanziario, dove spicca un trio di altissimi grattacieli; si visita la Jinmao tower, per godere il panorama sorseggiando una bevanda al bar dell’86° piano. Riattraversato il fiume, ci si immerge nel quartiere del Bund, che racconta nelle sue pietre la storia e la vita della città tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando Shanghai era ritenuta la città più peccaminosa del mondo. Sul lungo fiume si allineano edifici risalenti a quel periodo, come la Dogana, le banche di Hong Kong,, Shanghai e China, i consolati russo e britannico, per citarne solo alcuni.

8°g. o 4°g. 12/5 Shanghai  
La mattina è dedicata alla visita della parte vecchia della città, che dispiega la ricchezza architettonica dei periodi delle dinastie Ming e Qing, assieme alla tradizionale vita di strada di Shanghai. Il cuore di quanto rimane della città vecchia è rappresentato dai Giardini di Yu (Yuyuan), circondati da un rumoroso e affollato bazar. Si visita poi la zona che costituiva la concessione francese (un vero e proprio territorio sotto la giurisdizione della Francia tra il 1849 e il 1943), con viali frondosi di betulle che definiscono una zona che ha mantenuto intatto l’originario carattere residenziale. Si visita anche il quartiere di Tianzifang, caratterizzato dalle tipiche case di Shanghai note come “Shikumen”, edifici con porte dalle cornici in pietra, disposte a schiera a formare stretti vicoli. Inizialmente residenziale, oggi è una zona di gallerie d’arte e caffè, in continua evoluzione. A conclusione della visita di Shanghai non mancheremo di percorrere la Nanjing road, che è la più famosa strada commerciale.

9°g. o 5°g. 13/5 Shanghai – Suzhou  
Con un treno veloce in circa mezz’ora (9.00 – 9.25) ci si trasferisce verso ovest a Suzhou, città di antica origine, elegante e sofisticata, posta sul Fiume Azzurro (Yangtze) e sulle sponde del lago Tai (Taihu). Collegata al resto della Cina dal Gran Canale Imperiale, la città di Suzhou si offre con i suoi canali e giardini che rimandano continuamente al ruolo che l’acqua ha avuto nel suo formarsi, e nel farla rimanere ancor oggi avvolta da un’aura romantica. Da subito se ne coglie l’atmosfera visitando il giardino dell’Umile Amministratore, il più famoso tra quelli designati patrimonio dell’Unesco, perdendosi tra i sentieri ed i canali. L’estetica artistica di quest’architettura da giardini è stata esportata anche in Giappone; consiste nell’integrazione di piante, abitazioni, edifici con altri usi, acqua e rocce impilate a formare imitazioni di montagne. Ci si reca poi alla strada lastricata di Pingjiang, che costeggia un fiume; un luogo tranquillo con ponti e case dai muri bianchi ed i tetti neri che creano lo sfondo tradizionale della vita di questo prezioso luogo, reminiscente di un quadro in stile antico. Suzhou è anche famosa per la produzione di seta; si visita così un laboratorio dove si osserva l’intero ciclo produttivo, fino alla vendita di pezze di stoffa o di abbigliamento già confezionato, sciarpe, giacche e vestaglie, incluso il classico vestito delle donne cinesi, il qipao, che venne introdotto durante la dinastia Qing 1644-1912) e reso popolare a Shanghai negli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Nel pomeriggio si completa questa interessante giornata al grande lago Tai, famoso per gli angoli suggestivi con templi e pagode, per i gelsi necessari alla coltura del baco da seta che si coltivano sulle sue rive, e, soprattutto, per le rocce calcaree modellate e forate dall’azione dell’acqua, di cui esistono magnifici esemplari anche nei giardini di Suzhou. Si alloggia presso l’hotel Pingjiang Lodge (boutique).

10°g. o 6°g 14/5 Suzhou  
Ci si reca a Panmen (Porta Pan), un insieme monumentale storico unico collocato nell’angolo sud-ovest del Gran Canale Imperiale che circonda la città di Suzhou. Costruito in origine nel periodo delle Primavere e degli Autunni (722-481 a.C.) del regno Wu, il complesso contiene la Ruigang pagoda, che è la più antica di Suzhou (247 d.C.), il ponte Wu, che all’epoca era l’ingresso alla porta attraverso un passaggio d’acqua, e la Porta di Pan. Si visita poi il Tempio del Giardino Occidentale (Xiyuan), di epoca Yuan (1279-1368), ricostruito a fine Ottocento, un complesso costituito da giardini e templi, in particolare quello che ospita le raffigurazioni di 500 Arhat (gli illuminati Theravada), ciascuno con un nome ed un volto diverso, con al centro del tempio una statua di Guanyin (bodhisattva Avalokiteshvara), alla cui base vi è una statua di Buddha con quattro facce che si dice rappresentino le quattro montagne sacre buddiste della Cina (Jiuhua nella provincia di Anhui, Emei in Sichuan, Putuo a Zhejiang ed infine Wutai nello Shanxi, che si visita nell’estensione finale del viaggio). Nel pomeriggio, in una sorta gran finale, ci si reca a Zhouzhuang, una città sull’acqua chiamata anche “Venezia dell’Est”. La si gira in barca, per godersi le vedute dai canali delle case tradizionali, e dei ponti ad arco.

11°g. o 7°g. 15/5 Suzhou – Hangzhou  
Si parte alle 9.08 in direzione sud con un treno ad alta velocità che impiega un’ora e mezza, arrivando a Hangzhou alle 10.40, la capitale della provincia dello Zhejiang, dove la presenza di molti corsi d’acqua e risaie a sud del fiume Yangtze le valsa l’appellativo di “terra del riso e del pesce”. La città è posta sulle rive del fiume Qiantang (che è anche il nome antico della città), che qui raggiunge il mare nella baia di Hangzhou; la sua parte più ampia è a sud del Gran Canale Imperiale, mentre la parte vecchia ad ovest è definita dal lago Xihu (il Lago Occidentale), che è il risultato dell’azione combinata di forze naturali e dell’opera dell’uomo. Il lago ha ispirato artisti e poeti sin dalla dinastia Qin (221-206 a.C.), e fu il poeta Bai Juyi (772-846, dinastia Tang) nella sua funzione di governatore di Hangzhou che ordinò la costruzione di una strada rialzata per consentire la parziale traversata del lago a piedi. La strada è oggi conosciuta come la Strada Rialzata di Bai in suo onore, anche se non è più quella originale né l’unica. L’impronta più significativa che si ammira oggi fu lasciata dagli imperatori delle Cinque Dinastie e Dieci Regni nel X secolo: ampliarono il tempio di Lingyin (che si visita domani), fondarono molti altri templi e costruirono le pagode Baochu, Liuhe, Leifeng e Bianca, che resero la regione conosciuta come “il paese buddista”. L’interesse e l’attenzione per il lago non conobbero interruzioni sia da parte dei pellegrini sia degli imperatori, e nel tempo ne furono definiti i dieci luoghi più scenografici. Si inizia la scoperta di questo magico luogo facendo un giro in barca sul lago e si iniziano le visite dalla pagoda Leifeng (pagoda del Picco del Tuono) costruita nel 975, deterioratasi e crollata improvvisamente nel settembre 1924, e ricostruita nella forma attuale nel 2002. Ci si reca poi alla Pagoda delle Sei Armonie (Liuhe), il cui nome si ricollega agli assi cardinali del mandala buddista, “le armonie di Cielo, Terra, Est, Ovest, Sud e Nord”, che avevano lo scopo di calmare le maree del fiume Qiantang. Costruita in mattoni e legno nel periodo della dinastia Song meridionale (1127-1279), subì modifiche successive, tra cui l’aggiunta delle gronde ad aggetto. Di forma esagonale, è circa 60 metri in altezza, ed al suo interno una scala a spirale porta al settimo piano. Ciascun piano consta di quattro elementi, muro esterno, corridoio a zigzag, muri interni e una piccola stanza, e l’edificio servì anche da faro sin dalla sua costruzione. Si alloggia presso l’hotel Zhejiang (5*); la sera si assiste allo spettacolo di luci e suoni sul Lago Occidentale, dal titolo “Romance of the Song Dynasty”.

12°g. o 8°g. 16/5 Hangzhou  
Sulle colline a sud-ovest di Hangzhou si trova Lingyin (Ritiro dello Spirito), uno dei più famosi templi Chan/Zen della Cina. Fu fondato nel 328 d.C. da Huili, un monaco buddhista indiano, che giunto lì si guardò attorno ed apprezzando la bellezza del luogo pare abbia detto “Qui è dove gli Spiriti degli Immortali vanno in ritiro”. Il tempio, restaurato molte volte, l’ultima nel 1974, contiene la Grande Sala del Buddha, con un triplo tetto ed è fiancheggiato da due pagode in pietra a molti piani. Il luogo è un riverito luogo di pellegrinaggio, testimoniato dal Feilaifeng (Picco che è volato qui da lontano), così denominato dal monaco fondatore Huili al quale ricordava il Picco dell’Avvoltoio in India (situato nei pressi di Rajgir, in Bihar), dove secondo la tradizione buddista venne esposto per la prima volta il Sutra del Cuore ad un’assemblea di monaci: a tal ricordo la falesia del Picco è costellata di circa 380 immagini scolpite nella roccia tra il X ed il XIV secolo, un insieme che costituisce il più importante gruppo di sculture buddiste rupestri della Cina meridionale. Per avere una visione d’insieme del lago, percorrendo sentieri cosparsi di templi buddhisti e taoisti si raggiunge la Collina dalla Roccia Preziosa (Baoshishan), dove si trova la pagoda Baochu, edificata con pietra e mattoni, visibile da ogni punto del lago.

13°g. o 9°g. 17/5 Hangzhou – Nanchino – Tai'an  
Da Hangzhou si parte con il treno alle 7.48 in direzione nord ovest arrivando a Nanchino (Nanjing) alle 8.56, il cui nome significa “capitale del sud” (opposta a Beijing, capitale del nord). Già capitale nel III secolo, fu poi rasa al suolo e ricostruita in epoca Tang; ma fu Hong Wu, primo imperatore della dinastia Ming, che la elesse a capitale di tutta la Cina nel 1368, iniziando la costruzione dell’imponente cinta muraria (48 km!), ben preservata sino a oggi. La si ammira arrivando e mentre ci si dirige verso la tomba dell’imperatore Hong Wu, uno dei più imponenti mausolei della Cina, affascinante almeno quanto le tombe degli altri 13 imperatori Ming situate nei pressi di Pechino. Per raggiungere Ming Xiaoling (Mausoleo della pietà filiale) si passa attraverso una monumentale Grande Porta Dorata e poi si percorre la Via degli Spiriti, un sentiero fiancheggiato da 12 paia di animali in pietra e da figure di ufficiali civili e militari. Nanchino ha fatto da sfondo a importanti eventi storici anche nel vicino passato della Cina, come è testimoniato dal poco distante memoriale a Sun Yat-Sen (1866-1925), un imponente tributo al rispettato politico che fu padre fondatore della Repubblica di Cina (1912-1949) e co-fondatore del partito nazionalista (Kuomintang). Nella stessa zona si visitano anche la pagoda ed il tempio Linggu (Spirito della Valle). Mentre la pagoda, in granito, fu costruita negli anni 1930 per ricordare i rivoluzionari caduti, il tempio buddista risale al VI secolo. Fu spostato e ricostruito dall’imperatore Hongwu (che regnò tra 1368 e 1398), per commemorare il monaco buddista cinese Xuan Zang. Questi nel VII secolo compì un viaggio di molti anni verso ovest, lungo la Via della Seta sino all’India, e ritornò in Cina portando con sé manoscritti delle sacre scritture del Buddismo per poterne iniziarne la traduzione in cinese. Di rilievo è la sala Wuliang (senza travi), un edificio del 1381 in soli mattoni, ossia costruito senza utilizzo di chiodi e legno. Nel ripartire da Nanchino si costeggia nuovamente la cinta di mura, e ci si sofferma alla Porta di Cina, prima di lasciare la città con il treno delle 18.36 verso nord per Tai’an, dove si arriva alle 20.44 e si alloggia presso l’hotel Blue Horizon (4*).

14°g. o 10°g. 18/5 Tai’an – Monte Tai Shan – Qufu  
La città di Tai’an è il punto di partenza per la visita al Tai Shan (Monte Tai), a cui si dedicata l’intera giornata. Il Tai Shan ha una sacralità molto speciale perché è considerato, egli stesso, una divinità, non si limita ad essere una montagna sede degli dei, e, come tale, è stato oggetto di grande venerazione già da molti secoli prima dell’era cristiana. Il monte è sempre stato ritenuto il luogo dove il Cielo e la Terra avevano scelto di unirsi per comunicare con gli esseri umani e viceversa. Poiché gli imperatori erano considerati figli del Cielo, il pellegrinaggio al Tai Shan, intrapreso da molti imperatori accompagnati da imponenti seguiti, assumeva il significato religioso di comunicazione tra padre e figlio grazie alla loro comune essenza divina, e quello inscindibilmente politico di legittimazione del potere imperiale. I muri che costeggiano la salita verso la sommità della montagna sono coperti di poesie e tributi scavati nella roccia, che inneggiano alla bellezza del luogo, ed aggiungono un tocco letterario alla naturale bellezza scenica del luogo. I tre sentieri che portano alla cima del Tai Shan, situata a poco più di 1.500 metri d’altezza, iniziano dalla Prima Porta Celeste. Per chi volesse avventurarsi a piedi c’è il sentiero centrale a scalini, tra 5.000 e 7.000 secondo diverse fonti, qualcosa di più che una passeggiata, piuttosto un pellegrinaggio molto frequentato, che richiede da 6 a 8 ore. Dalla Prima Porta partono anche gli autobus che seguono il sentiero occidentale sino a circa metà strada, fino alla Porta Celeste di Mezzo, che è anche il luogo di partenza della funivia che arriva in vetta. La ripida parte finale del sentiero si apre sulla Porta Celeste Meridionale, costruita nel 1264, di cui si è detto essere un “edificio in cui si può giungere a toccare il vuoto”. La sommità è di fatto racchiusa dal Tempio dell’Imperatore di Giada (Yuhuang), mentre il picco vero e proprio è inciso con due caratteri che indicano la meta suprema ed è chiamato Pilastro del Picco Celeste (Tianzhu Feng). Come tutto il resto della montagna e tutti i sentieri, anche la parte sommitale è ricca di templi, stele ed iscrizioni. Per rientrare alla base del monte si potrà scegliere se fare uno dei due tratti a piedi (quello della funivia o quello dell’autobus) o se usare soli i mezzi; l’intera discesa a piedi è sconsigliata perché piuttosto lunga. Al termine di questa stupefacente esplorazione si parte in pulmino per Qufu, che dista circa 84 km a sud di Tai’an, dove si alloggia presso l’hotel Queli (boutique).

 

Per chi rientra

15°g. o 11°g. 19/5 Qufu – Nanchino  
La città di Qufu è il luogo natale del maggior maestro spirituale e filosofo cinese, Kongzi, noto in Occidente con il nome di Confucio (551-479 a.C). Il suo codice di condotta fece parte della vita quotidiana dei cinesi fino al suo temporaneo declino durante la Rivoluzione Culturale, e sta tornando ora ad avere una grande importanza in molti aspetti della vita della Cina moderna. A Qufu, all’interno della restaurata cinta muraria, si trovano la casa, il tempio ed il cimitero della famiglia Confucio (Kong), monumenti che sono oggetto di rispettoso omaggio da parte di moltissimi cinesi. Per dare un’idea dell’importanza della famiglia Kong, la casa padronale ed il tempio nei secoli sono giunti ad occupare il 20% dell’intera città di Qufu. Dei tre siti (casa, tempio e cimitero) il più imponente è certamente il tempio (Kong Miao), che comprende più di 60 edifici sparsi in 50 acri di terreno: si tratta di uno dei maggiori complessi della Cina imperiale, paragonabile alla Città Proibita di Pechino ed al Palazzo d’Estate di Chengde. L’entrata avviene attraverso l’arco d’ingresso decorato della porta meridionale; si incontrano tranquilli cortili con alberi vetusti, stele con parole di rispetto per Confucio ed i suoi discepoli, con molte di queste che furono dedicate da imperatori. Tra gli edifici maggiori si trova il padiglione Kuiwen (Lode alla Letteratura), ricostruito in questa forma nel 1504, anche chiamato Padiglione delle Biblioteche, poiché custodiva i volumi degli “Analecta” (Dialoghi), le massime filosofiche di Confucio. Dopo un insieme di 13 padiglioni gremiti di stele si incontrano in successione il padiglione della Lapide d’Oro, che è l’edificio più antico del tempio, la Porta dei Grandi Risultati (Dacheng Men), l’altare dell’Albicocco, ed infine la sala principale del tempio, denominata Sala dei Grandi Risultati (Dacheng Dian). La sua costruzione risale agli inizi della dinastia Qing (XVII secolo) ed è ha caratteristiche architettoniche uniche, oltre che per le sue imponenti dimensioni, per le 28 colonne di pietra intagliate con draghi che sostengono il doppio tetto della sala, ornati da una base di doppi fiori di loto. Parte del tetto più basso è sostenuta da 18 colonne ottagonali decorate con draghi immersi nelle nuvole. Le statue originali di Confucio, dei suoi quattro successori e dei 12 discepoli furono distrutte durante la Rivoluzione Culturale, come molti altri antichi reperti in Qufu, ma furono rimpiazzate nel 1984. La residenza della famiglia Kong, il palazzo, si trova a nord-est del tempio; venne iniziato in epoca Ming (XIV secolo). La pianta è simile ad un labirinto, ed il palazzo è suddiviso in tre grandi aree, la parte amministrativa, quella residenziale e la parte finale con giardino e laghetto. Il terzo sito, il cimitero, è un ombroso parco punteggiato dalle tombe dei discendenti di più di 70 generazioni dei Kong. Per gli appassionati, a Qufu si trovano poi alcune fra le più apprezzate pietre da inchiostro di tutta la Cina, provenienti dal vicino monte Ni (Ni Shan Yan). Completata la visita dei tre luoghi confuciani, si rientra a Nanchino con il treno veloce delle 15.29, dove si giunge alle 17.30. Si salutano i partecipanti che seguono l’estensione che si recano in aeroporto per imbarcarsi sul volo per Taiyuan e ci si accomoda presso l’hotel già utilizzato.

16°g. o 12°g. 20/5 Nanchino e volo di rientro   
Trasferimento in aeroporto accompagnati dal corrispondente locale di Amitaba; il volo della Cathay Pacific Airline per Hong Kong parte alle 14.20 con arrivo alle  16.55.

17°g. o 13°g. Martedì 21 maggio, arrivo a destinazione  
Il volo della Finnair per Helsinki parte alle 0.25 con arrivo alle  6.00; si riparte per Milano Malpensa alle 8.00 con arrivo alle 10.05 o per Roma Fiumicino alle 7.50 con arrivo alle 10.15.

 

Estensione, Cina Settentrionale

15°g. o 11°g. 19/5 Qufu – Nanchino – Taiyuan  
Si segue il medesimo programma fino al rientro a Nanchino; qui si salutano i partecipanti che rientrano e ci si reca all’aeroporto per imbarcarsi col capogruppo sul volo della Hainan Air delle 21.10 per Taiyuan, situata circa 1000 km a nord ovest, con arrivo alle 23.00 (orari da confermare); giunti, ci si trasferisce presso l’hotel Shanxi Jinci (4*), dove nel corso della giornata sono arrivati i partecipanti che seguono questa ultima parte del viaggio.

16°g. o 12°g. 20/5 Taiyuan  
Taiyuan è la capitale dello Shanxi, un importante centro metallifero (carbone e ferro) nella regione arida del grande altopiano del Loess, ampio come circa due volte l’Italia, dove lo spesso strato di depositi eolici di Loess si è formato con le minuscole particelle di sabbia di colore giallo trasportate dalle vicine regioni desertiche occidentali: è da qui che il Fiume Giallo si può definire tale, perché le sue acque vengono colorate proprio dalla sabbia gialla. Questi sedimenti hanno il merito di avere reso molto fertile la grande piana cinese settentrionale, che fu teatro dei primi sviluppi della civiltà cinese. La città in sé presenta pochi punti di interesse, ma è il punto di partenza per la visita di importanti siti nei dintorni; si inizia recandosi al Tempio delle Pagode Gemelle (conosciuto anche come Yongzuo o Tempio dell’Eterna Fortuna), dove si fronteggiano due pagode alte circa 50 metri costruite interamente in mattoni. Si visita il Tempio di Jinci, raggiungibile a piedi dall’albergo, un grande complesso di edifici di epoche diverse attraversato da un corso d’acqua, con la Sala delle Offerte (Xian Dian) e la Sala della Santa Madre, una delle più antiche costruzioni interamente in legno della Cina; il padiglione della stele Tang (Tangbei Ting) risale al 647. Ci si reca quindi alle grotte di Longshan (o Tianlong Shan, Montagna del Drago Celeste), un importante esempio di scultura rupestre di impronta buddista, databili tra le dinastie dei Wei Orientali (534-550) e, in maggior numero, dei Tang (618-907); si visitano le più interessanti tra le 21 che costituiscono l’insieme: purtroppo molte delle sculture del sito sono state danneggiate o rimosse, e si trovano sparse nei musei del mondo. Per questa tipologia di arte cinese si avrà poi il meglio a Yungang il 25/5. A 20 km circa a sud-ovest di Taiyuan, in una zona verdeggiante e con un fiume che scorre tra le colline, fu scoperto nel 1980 il Buddha gigante delle colline di Mengshan. La gigantesca statua in pietra risale alla dinastia dei Qi Settentrionali (550-577), un periodo di grande rinascita per le arti, ed è appoggiata sul fianco di una collina; ha sofferto molto per le intemperiee la sua testa (alta 12 metri) è stata ricostruita tra il 2006 e 2008.

17°g. o 13°g. 21/5 Taiyuan, escursione a Zhenguo e Pingyao  
Con un treno ad alta velocità in circa mezz’ora si raggiunge Pingyao, che dista circa 90 km a sud ovest, alla cui visita si dedica la giornata. All’arrivo, prima di inoltrarsi tra le mura della città, ci si reca al tempio buddhista Zhenguo situato nei pressi, la cui storia ha avuto inizio nel 963. Il tempio è costituito da un ingresso e due sale principali, distanziate da due cortili. La sala più importante è quella dei Diecimila Buddha (Wanfo Dian), uno degli edifici di legno più antichi della Cina, edificato all’epoca degli Han Settentrionali (951-979, il periodo delle Cinque Dinastie e Dieci Regni). Dello stesso periodo sono le undici statue della sala, forse le sole sculture di quell’epoca sopravvissute fino ad oggi, al di fuori delle Grotte di Mogao (Dunhuang, provincia di Gansu). Si entra quindi nella città vecchia di Pingyao; varcando la porta monumentale tra due cinta di mura che pare siano state fatte costruire nel 1370 circa da Hongwu, primo imperatore Ming, la città si offre all’improvviso come il set di un film ambientato nella Cina di tarda epoca Ming e Qing (XVII – XIX secolo), una sensazione acuita anche dall’assenza di automobili. Le case (in realtà oggi in maggioranza sono diventati negozi) ai lati della centrale via Mingqing Jie (o Nan Da Jie, Grande Via Meridionale) hanno facciate in legno intagliato e finestre a reticolato, mentre le zone laterali sono fatte di stretti vicoli. Si sosta nei templi e si visita il complesso del Rishengchang (Prospera Alba), ritenuta la prima banca della Cina. Usciti dalla città murata, si visita il tempio buddhista di Shuanglin, fondato nel VI secolo, e famoso soprattutto per la collezione di circa 2.000 statue di terracotta, datate tra XII ed il XIX secolo, che gli sono valsi il soprannome di “Museo delle sculture colorate”. Si rientra per la notte a Taiyuan con un treno veloce.

18°g. o 14°g. 22/5 Taiyuan – Nanchan Si – Foguang Si – Wutai Shan  
Lasciata Taiyuan ci si dirige a nord entrando in quella che anticamente era un’unica grande area identificata con il Wutai Shan, la montagna sacra buddhista “delle cinque piattaforme”. Il primo sito che incontriamo oggi è Nanchan Si (Tempio Meridionale della Meditazione). Fu costruito nel 782, come parte del complesso del Wutai Shan che si visita domani; la sala del Grande Buddha è ritenuta la più antica struttura interamente in legno giunta sino a noi, con le diciassette sculture in legno di epoca Tang, di grande bellezza, disposte su di un piedestallo ad “U” inversa con Sakyamuni al centro, la cui aureola è scolpita con fiori di loto, esseri celestiali ed uccelli mitologici. Il Buddha è circondato da Bodhisattva e da grandi statue di Samantabhadra e Manjushri. Prossima tappa, Foguan Si (Tempio della Gloria di Buddha), che risale all’857, che come Nanchan Si in origine faceva parte del grande complesso del Wutai Shan. Entrando nel primo cortile per un ripido sentiero con una porta a forma di tunnel, s’incontrano pilastri su cui sono iscritti i sutra. A sinistra si apre la Sala di Manjushri, che fu eretta nel 1137 in epoca Jin (1115-1234), e le cui statue furono rifatte nel 1985 da un artista locale. Si visita poi la Grande Sala Orientale, la terza più antica sala interamente in legno della Cina, che ospita 36 sculture e pitture murali in parte di epoca Tang (618-907), che rappresentano demoni e guardiani, e di epoca Song (960-1279), principalmente cartigli con gruppi di devoti buddisti, preghiere e iscrizioni. Fa parte del complesso anche la Pagoda Zushi, reliquiario del maestro fondatore del tempio, costruita nello stile dei Wei Settentrionali (386-534), che testimonia l’antichità del tempio, e si vedono diversi pilastri funerari di epoca Tang. Compiute le visite, si completa la tappa odierna (si percorrono in tutto 316 km in direzione nord est) giungendo all’albergo Huahui Shanzhuang (4*), nei pressi del Wutai Shan.

19°g. o 15°g. 23/5 Wutai Shan  
I monti Wutai (“cinque piattaforme”) si elevano fino a circa 3000 metri tra Taiyuan e Datong, e costituiscono la montagna sacra buddista del nord, ritenuta l’abitazione del bodhisattva Manjushri, un’entità che esemplifica la saggezza, usualmente rappresentato con la spada alzata nella mano destra, simbolo del recidere l’ignoranza, ed il testo del Sutra del Cuore nell’altra. I cinque picchi rappresentano le cinque direzioni, le quattro cardinali a cui si aggiunge, nella visione cinese, la quinta, che è il centro. Il luogo divenne un importante centro buddista prima e durante la dinastia Tang (618-907) ed iniziò il suo declino negli anni finali della dinastia (844 e seguenti), con l’inizio della persecuzione del buddismo da parte dell’imperatore Wuzong. I due templi di Nanchan e Foguang, visitati ieri, erano in quel tempo parte integrante di un unico complesso. Si conosce molto del Wutai Shan nel momento della sua massima espressione grazie al diario del monaco giapponese Ennin, che lo visitò nel corso del pellegrinaggio che fece in Cina (838-847), luogo di origine del buddismo giapponese. Wutai Shan riprese a fiorire sotto la dinastia Ming (1368-1644), come luogo di pellegrinaggio per i buddisti tibetani di provenienza mongola. Oggi troviamo i resti più importanti disposti nel fondo di una valle; tra questi, meritano sicuramente una visita Tayuan Si, Xiantong Si, Pusa Ding, la Biblioteca Rotante, Jinge Si, Luohuo Si e Yuanzhao Si. Il Tayuan Si (Pagoda), in stile tibetano, con i suoi 50 metri di altezza domina la parte bassa del villaggio. Xiantong Si (tempio della Comprensione Manifesta) viene fatto risalire alla dinastia degli Han orientali (25-220), e datato tra il 58 e il 75, ma fu ricostruito nei primi anni dei Ming (1368-1644). Il tempio è abbarbicato ad una collina, con una terrazza centrale fiancheggiata da due elaborate pagode in bronzo (epoca Ming), di circa 8 metri di altezza, in cui sono state colate con grande maestria piccole immagini di Buddha, Boddhisattva, guardiani ed altre entità. La Sala dell’Incommensurabile Splendore ha un’entrata a sette arcate, e tra i molti edifici va ricordato il padiglione di bronzo. Compiuti i 108 gradini che partono dal retro dello Xiantong, si giunge al Pusa Ding (Picco del Bodhisattva), luogo panoramico da cui si gode una splendida vista sui monti e sull’insieme dei templi. La Biblioteca Rotante ruota su una base di legno a forma di fior di loto; è una struttura in legno a pianta esagonale, stretta alla base e larga in alto. Ad ogni livello in ciascuno dei sei lati vi sono tre nicchie, e questo si ripete per tutti i venti piani; conteneva i testi del Tripitaka, il canone buddista completo, ed anche dipinti buddhisti di epoca Ming su foglie di baniano. Jinge Si (tempio della Torre Dorata) contiene una statua di Guanyin (Avalokiteshvara) dalle mille braccia. Luohuo Si (tempio di Rahu, il pianeta che causa eclissi e maree) è il tempio meglio conservato nella sua interezza; fondato in epoca Tang, fu ricostruito nel 1492 ed è ancora pienamente in funzione. Qui il giorno del compleanno di Manjushri (XIV giorno del sesto mese lunare, di solito agosto) si celebra una danza con maschere e costumi come quelle che si vedono in Tibet e Mongolia. Oltre ad un insieme completo di stanze, che includono la sala di meditazione, la sala dei guardiani e la biblioteca, nella sala posta nel retro del tempio si trova un altare circolare con 18 lohan (arhat, gli illuminati Theravada) che attraversano il mare al riparo di un grande fior di loto rosso che contiene le quattro immagini del Buddha delle quattro direzioni. Queste ultime si vedono soltanto quando i petali vengono abbassati, grazie ad un meccanismo posto al di sotto. Yuanzhao Si (tempio dell’Illuminazione Universale) nella sala principale ospita le statue dei Buddha de tre tempi (passato, presente e futuro, con anche diversi attendenti), considerate tra le più belle di Wutai Shan. Il cortile che ospita il reliquiario del monaco indiano che visse in questo luogo è circondato da un passaggio coperto, utilizzato per le circumambulazioni. In questo tempio all’inizio del XV secolo meditò il maestro Tsongkhapa, considerato un’emanazione di Manjushri, grande erudito e fondatore dell’ordine buddista tibetano dei Ghelupa, a cui appartiene anche il Dalai Lama.

20°g. o 16°g. 24/5 Wutai Shan – Xuankong Si – Datong  
Lasciato Wutai Shan ci si reca verso nord ovest allo spettacolare Monastero Sospeso (Xuankong Si, Tempio Sospeso nel Vuoto), abbarbicato su un pendio del monte Heng (Hengshan del nord), la più settentrionale delle cinque grandi montagne sacre della Cina. Il complesso fu fondato nel VI secolo durante la dinastia dei Wei Settentrionali (368-534), e consta di 40 “stanze”, ossia grotte scavate nella roccia, chiuse frontalmente da facciate lignee che sono rette da travi che aggettano dal fianco del monte. Le camere contengono 80 figure di ispirazione buddista, fatte di ferro, bronzo, stucco e pietra. Si prosegue quindi per Datong, una tappa di 204 km in tutto, che richiede circa tre ore; si alloggia presso l’hotel Yungang Meigao (4*).

21°g. o 17°g. 25/5 Datong – Yungang – Datong  
Ci si reca alle grotte di Yungang, situate circa 20 km ad ovest di Datong, uno dei siti più affascinanti della Cina. Furono scavate in una falesia di arenaria lunga circa un chilometro tra il 453 e il 525, nel periodo in cui Datong era la capitale del Paese sotto la dinastia dei Wei Settentrionali (368-534). Sono raggruppate in tre sezioni, est, centro ed ovest; quest’ultima è la più consistente, con 40 delle 53 grotte del sito. L’insieme è stato formato seguendo uno stile che proviene dal buddismo indiano, con influenze greco-buddiste, ma rispecchia nei simboli e nella realizzazione anche la cultura cinese dell’epoca. Le sculture più notevoli sono anche le più antiche (453-462), quelle conosciute come le “Cinque Grotte di Tan” perché si ritiene siano state compiute sotto la supervisione del monaco Tan Hao. Ritornati a Datong, ci si reca nei sobborghi meridionali per visitare il tempio buddista Shanhua (Tempio delle Trasformazioni Virtuose), fondato tra 713 e 742 in epoca Tang, distrutto dal fuoco nel 1122, e ricostruito subito dopo. Fu migliorato in epoca Ming, e assunse la denominazione attuale nel 1445. Poco lontano si trova il Muro dei Nove Draghi, costruito nel 1392 con la funzione di un ‘muro contro gli spiriti’ di fronte al palazzo del tredicesimo figlio del fondatore della dinastia Ming, un edificio che andò completamente distrutto nel XVII secolo. Dei tre muri con nove draghi esistenti in Cina (gli altri due si trovano entrambi a Pechino, uno nel Beihai Park e l’altro all’interno della Città Proibita) quello di Datong è il più antico. È lungo 45 metri, alto 8, profondo 2 ed è completato da una sorta di tetto con piastrelle e acroteri, interamente ricoperto in piastrelle in ceramica smaltata in cinque colori, con diversi fregi e decorazioni.

22°g. o 18°g. 26/5 Datong – Pechino  
Ci si reca in aeroporto per imbarcarsi sul volo Air China delle 9.00 per Pechino, che arriva alle 10.10 (orari da confermare), qui ci si reca in centro città, dove si alloggia presso l’hotel Bamboo Garden (boutique). Nel pomeriggio ci si dedica alla visita di uno dei principali monumenti della città, il Tempio del Cielo (Tian Tan), situato nella parte meridionale della città. All’interno di un vasto parco, molto vivace e frequentato dagli abitanti per incontri e varie attività (dalla danza al gioco degli scacchi), fu realizzato in epoca Ming per rappresentare la cosmologia cinese tradizionale, secondo la quale la terra è quadrata ed il cielo rotondo. L’imperatore Figlio del Cielo vi si recava due volte l’anno per svolgere complessi riti e cerimoniali, per i quali gli edifici erano stati specificamente progettati, sia come monumenti che ispirassero rispetto sia come materializzazione simbolica dell’universo.

23°g. o 19°g. 27/5 Pechino  
S’iniziano le visite da Yonghe Gong, ossia il Palazzo dell’Armonia e della Pace, che è il grande tempio e monastero del buddismo tibetano di Pechino; per evitare code all’ingresso si cercherà di essere sul posto prima dell’apertura (ore 9). Costruito nel 1694 dall’imperatore Kangxi, è tuttora abitato da un gruppo di monaci di origine mongola. Si sviluppa in quattro cortili, nell’ultimo dei quali si trova una monumentale statua di Buddha, alta 26 metri, scolpita in un unico tronco di legno di sandalo. Ogni sala e padiglione ha soffitti e pareti riccamente decorati e contiene opere d’arte con diversi supporti materiali (dall’affresco alla statua, stele, ecc.). Completata la visita ci si potrà recare al Wudaoying Hutong, che si trova poco lontano dal tempio. “L’hutong” è un insieme residenziale tipico di Pechino, costituito da vicoli stretti formati da file di “siheyuan”, le caratteristiche case a corte quadrata. La zona di Wudaoying presenta uno dei pochi hutong tradizionali rimasti dopo le demolizioni per ampliare le strade e far posto alla città moderna, ed è meno turistica della zona di hutong intorno a Houhai, che si visita domani. Nel pomeriggio si visita la Città Proibita (Zijincheng, Purpurea Città Proibita), che fu il palazzo imperiale durante le dinastie Ming e Qing (tra 1420 e 1912). Per cinque secoli fu una vera e propria città, separata dal resto della capitale, ed inaccessibile al popolo. Circondata da mura poste all’interno di un largo fossato riempito con acqua, con 980 edifici su di un’estensione di oltre 70 ettari, pare sia il palazzo più grande del mondo; sicuramente ha influenzato con le sue forme la storia architettonica di altri paesi del lontano oriente. Oggi viene chiamata anche Gugong, antico palazzo. E’ un luogo che sfugge ad ogni descrizione; partendo dalla Porta della Pace Celeste, Tian’anmen, lo stesso nome della grande e famosa piazza su cui si affaccia, attraversare cortile dopo cortile, osservare padiglione dopo padiglione sino ad arrivare all’uscita dalla porta sul lato nord, è un’esperienza indimenticabile.

24°g. o 20°g. 28/5 Pechino  
Per raggiungere il grande Parco Imperiale, noto come Palazzo d’Estate, si utilizza un mezzo di trasporto inusuale a Pechino, una barca, che permetterà di vivere questa città in modo diverso, attraverso una delle sue molte vie d’acqua. La crociera inizia dal lago Bayi (parco Yuyuantan) e risalendo il fiume Kunyu verso nord porta al Palazzo percorrendo la zona nord-ovest della città. Il Palazzo d’Estate è frutto della restaurazione compiuta verso fine Ottocento, dopo che il precedente parco, situato a pochi chilometri e noto con il nome di Giardini Imperiali (Yuanmingyuan), era stato saccheggiato e bruciato nel 1860 dagli alleati franco-inglesi alla fine della seconda Guerra dell’Oppio. Qui si trova la Collina della Longevità, dove distribuiti sui pendii vi sono numerosi edifici dai diversi stili architettonici, che riproducono quelli in uso in altre regioni della Cina. La collina fa da sfondo al grande lago Kunming, che occupa tre quarti dell’estensione complessiva del Palazzo. Fu creato allargando un precedente specchio d’acqua, a imitazione del Lago Occidentale di Hangzhou. Percorrere i sentieri del parco e visitarne gli edifici, i templi ed i corridoi coperti è un poco come ripassare il libro della storia e della cultura della Cina che si è vissuto in questi ricchi giorni del viaggio. Ritornati nella zona centrale, ci si addentra in una diversa zona di hutong, che si trova in prossimità del lago Houhai, piena di negozietti e ristoranti. Si visitano anche la Torre del Tamburo e la Torre della Campana.

25°g. o 21°g. 29/5 Pechino – Simatai e Jinshanling – Chengde  
Si parte presto per evitare il traffico di Pechino; la prima meta di oggi è il punto più spettacolare della Grande Muraglia (Changcheng), tra Simatai e Jinshanling, dove fortunatamente non affluiscono troppi turisti, che dista 157 km dalla città, circa due ore e mezza di viaggio. Questo tratto della Grande Muraglia è in gran parte restaurato e se ne può percorrere a piedi una parte; si può utilizzare una funivia per arrivare a tre quarti della salita, a cui far seguire circa 30 minuti di ripido cammino per arrivare alla Piccola Torre di Jinshanling. Si potrà quindi scegliere se limitarsi a fare un giro tra qui e la Grande Torre o anche percorrere la muraglia fino al passo di Zhuanduo, un tratto che richiede circa due ore e mezza di cammino; oppure scendere in funivia e raggiungere il passo in auto. Completata l’escursione si riparte per Chengde, mancano ora 85 km, circa un’ora e mezza di viaggio; si alloggia presso l’hotel Chengde Yunshan (4*).

26°g. o 22°g. 30/5 Chengde  
L’imperatore Kangxi (1654-1722) della dinastia Qing iniziò verso il 1703 a far costruire la “Villa di montagna per sfuggire al caldo”, scegliendo un’ambientazione naturale di grande fascino creata dal fiume Wulie, che gorgoglia a fondo valle, con i monti Yanshan che fanno da sfondo. La costruzione continuò poi per alcuni decenni, soprattutto sotto l’imperatore Qianlong (1711-1799), giungendo a formare un sito di interesse formidabile. Circondato da una muraglia, il complesso è dotato di lago, foreste di pini, terreni di caccia e padiglioni, ed è stato concepito come una riproduzione della Città Proibita. I quartieri per l’imperatore e la sua corte, i palazzi per gli ospiti ed i templi assunsero un ruolo simbolico, accuratamente ricercato, esemplificativo del potere della dinastia Qing (1644-1912). L’insieme contribuì a creare un’atmosfera internazionale, utile agli incontri con le popolazioni di confine, specialmente i mongoli ed i tibetani. Come gli edifici sono in diversi stili architettonici, così i templi rappresentano una sorta di replica dei luoghi di culto delle diverse religioni ed etnie della Cina, e ne rappresentano la grande diversità. Sparsi su di una vasta estensione, sia la Villa sia gli Otto Templi esterni sono patrimonio dell’UNESCO. Dopo la visita della villa ci reca al Tempio della Gioia Universale (Pule si), chiamato anche Tempio del Padiglione Rotondo, per via della forma del Padiglione del Sole Nascente, dove si osservano i distintivi tratti dei templi del buddismo tibetano. Si vedono l’Anyuan Miao, o Tempio della Pace Lontana, e, in un sorta di crescendo, si visita il Puning si, o Tempio della Pace Universale, con una grande sala chiamata Mahayana, alta cinque piani, che racchiude una massiccia statua in legno alta 28 metri di Guanyin, che nel buddhismo cinese ha forma femminile e corrisponde al bodhisattva Avalokiteshvara. Lo Xumifushou Miao, Tempio della Felicità e Longevità sul Monte Sumeru pare si rifaccia alla residenza del Panchen Lama, il Tashilumpo, di Shigatse in Tibet. Ispirato invece al Potala di Lhasa, il Putuozongchen Miao, Tempio del Buddhismo Tibetano, è un esempio interessante di fusione tra l’architettura tibetana e cinese, e pare sia stato costruito per onorare i mongoli della zona del Kokonor in occasione della visita all’imperatore Qianlong per il suo sessantesimo compleanno, nel 1770.

27°g. o 23°g. 31/5 Chengde – Pechino e volo di rientro  
Si rientra a Pechino con un trasferimento di circa 3 ore (227 km). Nel pomeriggio è prevista la visita al più importante tempio taoista della città, detto delle Nuvole Bianche (Baiyun Guan). Sorto in epoca Tang (618-907), subì diversi rifacimenti e gli edifici che si vedono oggi sono tutti di epoca Qing (1644-1912). La struttura del tempio, a sale successive disposte su pianta centrale, segue uno schema che oramai è noto; si conclude con un giardino ed una piattaforma per le ordinazioni dei monaci. Decorazioni e statue rappresentano simboli e divinità taoisti, come gli Otto Immortali. Nel monastero vivono tuttora monaci taoisti della scuola Quanzhen (Via della Realizzazione Completa), fondata dal monaco Wang Chongyang (1112-1169), a cui il tempio è dedicato. Prima di tornare, un’ultima esperienza, si percorrere Wangfujing, la famosa via pedonale (commerciale) nel centro città, poco lontano da Tiananmen. Ci si reca quindi in aeroporto, dove il volo della Cathay Pacific parte alle 20.30 per Hong Kong.

28°g. o 24°g. Sabato 1 giugno, arrivo a destinazione  
Si atterra ad Hong Kong alle 0.10; il volo della Cathay Pacific per Milano Malpensa parte alle 1.05 con arrivo alle 7.30. Il collegamento Alitalia per Roma Fiumicino parte da Milano alle 11.05 con arrivo alle 12.20; per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

 

 

COSTO DEL VIAGGIO

Itinerario principale (Anima e forme del Sud): € 2650

Estensione iniziale: € 1600

Estensione Cina Settentrionale: € 2900

Itinerario completo (28 giorni): € 6900

Minimo 6 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, su E.A. possono essere estesi i massimali con un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), il volo tra Datong e Pechino, la prenotazione degli altri voli se richiesta, i trasporti inclusi i treni in Cina, le colazioni ed i pranzi, le cene del 7/5 e dell’11/5, le escursioni indicate nel programma, la presenza dell’accompagnatore italiano e di guide locali che parlano la lingua italiana o inglese nel tratto tra Nanchino e Datong.

La quota non comprende: i voli (eccetto il Datong – Pechino), che costano a partire da € 900 se si segue solo la prima o la seconda parte o a partire da € 1300 se si segue l’intero viaggio, il visto, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba scorpora dalla quota del viaggio il costo dei voli per permettere a coloro che ne hanno la possibilità di usufruire di eventuali sconti e/o tariffe agevolate o di effettuare autonomamente le prenotazioni.

Supplementi: € 200 se si prenota dopo il 31/3/2019, € 1450 per la singola per chi segue il viaggio completo. Le singole per le diverse parti del viaggio costano € 320 tra Hong Kong e Guilin, € 460 tra Shangai e Nanchino ed € 700 tra Taiyuan e Chengde.

Visti e documenti: è necessario avere il visto cinese; se richiesto, Amitaba può seguire la pratica di visto: servono due foto tessera, passaporto con validità minima di sei mesi al momento dell’ingresso e costa € 170 per i diritti dovuti e, se è richiesta la spedizione, € 10 in aggiunta.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - dollaro del 15/8/2018 (Banca d’Italia): € 1 = $ 1,1321, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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